Approfondimenti

In questa sezione sono liberamente disponibili Articoli, Q&A, Video e Paper di approfondimento.

 

 


Il Moltiplicatore dei Costi Fissi

Il “moltiplicatore dei costi fissi” è la naturale evoluzione del concetto di margine di contribuzione e si determina quale rapporto fra l’unità ed il margine di contribuzione, quest’ultimo espresso in percentuale. 

Esso rappresenta il fattore per il quale moltiplicare un incremento di costi fissi al fine di determinare il necessario incremento di fatturato necessario a coprire tale incremento di costi fissi. 

Il moltiplicatore si presta, tuttavia, anche per calcoli inversi. 

Come si evolve quindi il concetto di margine di contribuzione nel concetto di moltiplicatore dei costi fissi? 

Non cercate il concetto di moltiplicatore dei costi fissi sui tradizionali libri di testo. …non lo troverete in quanto è un “piccolo” contributo alla cultura aziendalistica creato da inFinance. Speriamo vi risulti utile!

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Autore: Ivan Fogliata

 

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Il break even economico e finanziario

Il concetto di punto di pareggio o Break Even Point è una nozione utile per rispondere ad un semplice quesito: “quanto occorre fatturare al minimo per ottenere un reddito operativo almeno pari a zero?”

Ma quest’informazione ci è sufficiente a considerare l’impresa in sicurezza?

Come cambia il break even point ove operassimo questa sostituzione logica che prevede di sostituire i costi fissi con il concetto di uscite finanziarie fisse?

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Autore: Ivan Fogliata

 

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Come si fa a capire se un’azienda è in crisi studiandone i bilanci?

La crisi di impresa ha radici profonde perché gli imprenditori tendono a seguire il paradigma: rimandare i problemi è più semplice che risolverli. 

Nel documento vengono descritti i principali indicatori di uno scarso stato di salute dell'impresa.

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Autore: Ivan Fogliata

 

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Esiste un rapporto di indebitamente ottimo per le imprese? Quando il debito è eccessivo?

Il dilemma sul livello di indebitamento ha interessato ed interessa gli studiosi di finanza d’impresa da tempo. Nonostante le grandi ricerche ed i grandi risultati che hanno fatto fare enormi progressi in realtà una risposta univoca non esiste.

A livello tecnico il debito comporta un duplice vantaggio:

  • Consente di creare la c.d. “leva finanziaria”
  • Consente di creare valore grazie al cosiddetto “scudo fiscale” che altro non è che il risparmio fiscale che l’impresa registra attraverso la deducibilità degli interessi passivi.

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Autore: Ivan Fogliata

 

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Come realizzano le analisi creditizie le banche? Cosa osservano maggiormente?

Gli istituti di credito vivono un processo di continuo miglioramento delle capacità di analisi creditizia.

L’analisi creditizia è svolta su piattaforma di analisi dei bilanci standardizzata, la più diffusa in Italia ad esempio si chiama “Ce.Bi”. Esistono poi piattaforme minori ma diffuse come ad esempio quelle delle Banche di Credito Cooperativo.

L’analisi dei bilanci è solo una parte di quella che è chiamata comunemente “PEF”, ovvero Pratica Elettronica di Fido.

In essa trovano spazio dati andamentali, elementi qualitativi e di commento, esiti di banche dati esterne. 

Focalizzandoci sull’analisi dei bilanci, a quali aspetti gli Istituti di Credito sono più attenti?

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Autore: Ivan Fogliata  

 

Come reagiranno le banche all’introduzione del rendiconto finanziario come documento di bilancio a seguito della recente riforma? 

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Cosa sono i contratti derivati? È vero che sono tutti pericolosi?

I c.d. derivati sono contratti fra due controparti che insistono su un bene od un valore finanziario detto “sottostante” o “underlying asset”. Ne sono esempi i derivati sul rame o sui tassi di interesse. Lo scopo per il quale i derivati sono nati è quello di “coprire” sul rischio della variazione del prezzo del sottostante.

Ma perché allora si parla tanto di derivati come strumenti speculativi e che tante perdite hanno fatto subire alle imprese? 

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Autore: Ivan Fogliata

  

Avete sottoscritto dei contratti derivati e volete saperne di più?

Inviateceli e li esamineremo gratuitamente per voi!

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Texas Ratio e Bail-In, è davvero possibile capire se la propria banca è solida?

La recente introduzione della normativa relativa al bail-in (il nuovo paradigma di salvataggio degli istituti di credito dall’interno, con risorse degli azionisti, obbligazionisti e, quale estrema ratio, dei correntisti) rispetto al paradigma del bail-out (il salvataggio dall’esterno e solitamente con risorse pubbliche) ha portato alla ribalta il tema della solidità delle banche italiane.

Immediatamente l’attenzione è stata focalizzata da un indicatore, il CET1 ratio.

Ma cosa è il CET1? Un alto CET1 è  una buona notizia? Dove è possibile recuperare i dati per valutare la propria banca?

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Autore: Ivan Fogliata

 

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I costi indiretti: una nuova chiave di lettura tramite l’ABC

Al fine di determinare le politiche commerciali (prezzo di vendita e mix di vendita) e orientare la strategia dell’organizzazione per un’impresa è necessario avere informazioni quanto più precise e complete sui costi pieni di produzione e sul costo di ciascun prodotto venduto.  

Si pone dunque per l’azienda il problema di allocare correttamente i costi generali e indiretti.

In ambienti produttivi complessi, caratterizzati da alti overheads e da molti cost drivers, utilizzare un unico coefficiente di attribuzione può essere fonte di errori nella determinazione dei costi del prodotto. Risulta dunque necessario ricorrere a tecniche di ABC (activity based costing) che riflettono la consapevolezza del management che la complessità è la principale determinante del costo.

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Autore: Alessandro Franzoni | Docente inFinance - Senior Manager SEI Consulting (Area Performance Management)

  

Quanto valgono le attività non a ciclo? Quanto valore assorbono? Posso ridurne i costi? 

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Non si può gestire ciò che non si può misurare: gli indicatori di performance

“Non si può gestire ciò che non si può misurare e non si può misurare ciò che non si può descrivere” ci ha insegnato Robert Kaplan, uno degli ideatori della Balanced Scorecard che ha definito questa fondamentale strategia per il successo dell’impresa.

Ciò che contraddistingue un’azienda performante e consapevole da un’altra è la capacità di individuare i processi e gli elementi chiave (ovvero le variabili critiche del proprio vantaggio competitivo) da monitorare e migliorare per finalizzare l’obiettivo strategico.

Ma cosa si intende per performance? Come si misurano?

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Autore: Alessandro Franzoni | Docente inFinance - Senior Manager SEI Consulting (Area Performance Management)

 

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Serve davvero redigere un “business plan” o si tratta di un documento redatto per “mentirsi sapendo di mentire”?

Lo strumento più abusato del mondo della finanza è senz’altro il business plan.

Spesso costruito da chi non ha competenze specifiche, diventa, nell’immaginario collettivo, uno strumento la cui scarsa credibilità è proverbiale.

Nonostante ciò, se ben redatto, il business plan rappresenta un valido strumento di previsione degli equilibri aziendali.

La domanda sorge spontanea: quando il business plan è ben redatto?

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Autore: Michele Giorni

 

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Cos'è il Budget?

Il budget è uno strumento previsionale che declina le azioni future della società in un orizzonte di breve periodo. In sostanza, è la traduzione dalle strategie racchiuse nel business plan in obiettivi e in linee guida operative.

Sotto l’aspetto operativo, si tratta di una serie di documenti economici, volendo anche finanziari, che riportano il quadro prospettico dei risultati attesi. 

Soprattutto negli ultimi anni, caratterizzati da mercati discontinui e da difficoltà nell’elaborare previsioni di medio e lungo periodo, molti imprenditori, anche di ridotte dimensioni, hanno sentito la necessità di predisporre per la prima volta il budget della loro impresa. Perché? Quali vantaggi offre il budget?

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Autore: Nicole Derelli

 

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E' possibile ridurre i costi in azienda? Come si fa e quali problemi si incontrano?

Più che ridurre i costi sarebbe corretto dire: “ridurre i flussi di cassa in uscita”.

Un’impresa in difficoltà si trova, infatti, a non riuscire più ad onorare i propri impegni finanziari quali la copertura dei costi di struttura, il rimborso di finanziamenti, il pagamento delle imposte e dei fornitori.

L’errore più grande che si possa commettere è intervenire sui sintomi e non sulla causa del problema.

Ma quale è la difficoltà più grande nell’intervenire sulle cause operative o finanziarie per ridurre i costi?

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Autore: Ivan Fogliata

 

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Cos’è il budget di cassa? Perché è importante redigerlo?

Il budget di cassa serve per prevedere con congruo anticipo le uscite finanziarie dell’impresa, consentendo all’imprenditore di farvi fronte secondo il principio di economicità.

Il rischio del non utilizzo di questo strumento è quello di rilevare la necessità di liquidità solo nel momento in cui questa diviene palesemente manifesta. E, in questa situazione, l’impresa non può che reperire liquidità da fonti esterne, a prescindere dal costo di queste.

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Autore: Michele Giorni

 

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Cosa sono i flussi di cassa? E come si misurano?

Il flusso di cassa rappresenta a pieno titolo uno dei temi più dibattuti del momento, sia nel mondo bancario che nell’ambito dell’impresa.

Ci si chiede quale sia il motivo: non è forse sufficiente osservare il risultato economico aziendale o la dotazione patrimoniale dell’impresa? La risposta è purtroppo negativa.

La complessità del mercato e i suoi continui mutamenti impongono a colui che si accinge ad analizzare gli equilibri aziendali l’utilizzo di strumenti d’indagine sofisticati. Spesso si osserva, infatti, che ad un risultato economico positivo non corrisponda un risultato positivo in termini di cassa.

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Autore: Michele Giorni

 

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Cos'è l’EBITDA, perché ne parlano tutti?

EBITDA è l’acronimo di Earning Before Interest Taxes Depreciation & Amortization, e indica il profitto dell’impresa prima di onorare il pagamento di interessi, tasse, svalutazioni ed ammortamenti.

L’equivalente in lingua italiana di EBITDA è il MOL (Margine Operativo Lordo).

Il MOL è un indicatore della capacità di creare valore dell’azienda: esso indica infatti se i ricavi delle vendite sono sufficienti per coprire i costi legati al core business.

Attenzione: il MOL va indagato sia in termini assoluti che relativi. 

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Autore: Michele Giorni

 

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Make or Buy? Cosa dovrebbe valutare l'azienda prima della decisione?

Le decisioni di make or buy sono decisioni di tipo strategico molto comuni, sebbene il nome sembri così altisonante.

Facendo riferimento alle imprese che utilizzano fornitori terzi per lavorazioni esterne, molto spesso l’imprenditore penserà: “sto arricchendo il mio fornitore facendogli fare parte delle mie lavorazioni, non mi converrebbe acquistare il macchinario e farmele io?”.

Se pensiamo a tale riflessione, capiamo perché la decisione è strategica.

Dal punto di vista tecnico, il modello per determinare se la decisione può essere corretta è una pianificazione dell’investimento utilizzando anche le tecniche di break even.

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Autore: Ivan Fogliata

 

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Rating bancario: i 10 indicatori fondamentali

inFinance presenta un “decalogo” che vuole spiegare quali siano le grandezze economico-patrimoniali e finanziare più rilevanti presenti all’interno dei modelli di rating.

Il rating o scoring è il processo mediante il quale, attraverso l’utilizzo di più indicatori variamente soppesati e ponderati, viene sintetizzato un giudizio complessivo di affidabilità di un’impresa.

Tale sintesi porta ad una valutazione espressa unicamente dalla classe di rating all’interno della quale l’impresa viene collocata (es. rating AAA, AA, A, BBB ecc. oppure classe di rischio 1, 2, 3 ecc.).

Grazie all’esperienza maturata collaborando col sistema bancario nonché con gli operatori del “nuovo mondo” del Fin.Tech si è voluto creare una sorta di vademecum per poter lavorare sul miglioramento del proprio standing creditizio e facilitare l’accesso al credito.

Ogni punto del decalogo, oltre a fornire dettagliate spiegazioni ed esemplificazioni, è accompagnato da considerazioni finali relative a ciò che l’indicatore in esame ci insegna.

I dieci indicatori saranno gradualmente pubblicati nel corso delle prossime settimane.

Vi raccomandiamo poi di non perdervi nessuna “puntata”; via via che il decalogo si sviluppa si creano collegamenti a punti esaminati in precedenza, esaminateli in sequenza per non perdervi nulla!

Vi auguriamo quindi una buona lettura e non mancate di farci sapere cosa ne pensate!

#1 - Il rapporto Debito/Equity e Debito/Ebitda

Il rapporto fra debito finanziario e mezzi propri è un indice di particolare importanza per gli istituti di credito.

Sebbene non esista una regola ottimale formalizzata l’evidenza empirica comunica come un rapporto paritetico di 1:1 sia il livello di discrimine fra l’eccesso di debito rispetto al patrimonio ed un livello di equilibrio.

Take-aways: lo stock di debito non deve essere eccessivo rispetto al patrimonio ma ciò che conta di più è la capacità di rimborso che il rapporto Debito/Ebitda esprime, in maniera qualitativa ma molto indicativa.

 

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#2- Redditività operativa: Ebitda Margin ed Ebit Margin (o ROS)

La redditività operativa è indicatore fondamentale per comprendere l’efficacia della gestione operativa dell’impresa. 

Naturalmente non esistono parametri univoci ma redditività operative lorde sopra il 20% e nette sopra il 15% sono generalmente giudicate quale segnale di affidabilità a livello creditizio. 

Take-aways: Ancora una volta si conferma il detto anglosassone: “Volume in vanity!”. Fatturare molto può trasferire un messaggio di grandi dimensioni ed importanza ma creare volume (e vanità...) per marginare molto poco significa essere costretti a non potersi permettere perdita di fatturato in quanto le diseconomie di scala causate dai costi fissi condurrebbero a perdite importanti a livello operativo. 

 

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#3- L’efficienza: il turnover

Il Turnover è un indice che pone a rapporto il valore della produzione col capitale investito netto. Esso è chiamato anche indice di “rotazione” del capitale investito. Ogni volta che il capitale ruota “paga” un gettone di redditività operativa!

Take-aways: Per gli istituti di credito, che ricordiamo contribuiscono a finanziare gli investimenti fissi e nel circolante, l’utilizzo efficiente delle risorse è fondamentale per evitare sprechi di risorse non necessari. Ad esempio incrementare le scorte e concedere maggior credito alla clientela espandono il circolante quindi il capitale investito deprimendo prima l’efficienza nell’utilizzo delle risorse e quindi la redditività.

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#4- Efficacia ed efficienza: l'indice ROI

Il ROI, definibile quale indice di bilancio per antonomasia, nasconde in sé la fusione del ROS (indice di efficacia nella redditività delle vendite - punto 2 già affrontato nel nostro decalogo) e del TURNOVER (indice di efficienza nell’utilizzo di capitale - punto 3 già affrontato) fornendo la sintesi degli effetti di miglioramento/peggioramento dell’efficacia e dell’efficienza.

Take-aways: Difendere la redditività operativa è fondamentale sebbene operazioni quali la corresponsione di compensi amministratori aventi anche la funzione di remunerazione del capitale proprio od operazioni di locazione finanziaria deprimono il reddito operativo a livello formale ma non sostanziale. È buona norma comunicare tali fattispecie all’istituto di credito in modo che ne possa tenere conto in sede di analisi.

 

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#5 - Effetto leva del debito. La differenza “ROI – i” associata al rapporto di indebitamento.

Il ROI (come chiarito al punto 4 del nostro decalogo) è l’indice che esprime la redditività del capitale investito e quindi il rendimento globale dell’investimento azienda. L’immediato quesito che gli istituti di credito si pongono è il seguente: “tale rendimento è sufficiente a remunerare il denaro prestato dalla nostra banca?”

Take-aways: La redditività operativa è di vitale importanza ma essa può essere completamente azzerata ove l’impresa sia fortemente indebitata e dovesse trovarsi a versare interessi maggiori di quanto lucrato sul capitale investito. Il debito è un elemento fondamentale per la vita dell’impresa ma va utilizzato con attenzione e con grande oculatezza in merito ai costi del medesimo.

 

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#6 - DSO: Day Sales outstanding: la durata dei crediti verso clienti

L’indice che misura la durata del credito verso la clientela è ritenuto fra i più significativi per misurare la qualità del credito commerciale che l’impresa concede.

Take-aways: Un indice di rotazione dei crediti eccessivo (es. oltre i classici 90-120 giorni che una banca immagina quali normali in base ai settori) è un indicatore di scarsa qualità del credito commerciale; i crediti non incassati si stratificano e sopra di essi si accumulano i nuovi crediti in bonis creando un volume di credito che ruota troppo lentamente. Ottimizzare gli incassi e gestire il credito deteriorato è fondamentale per evitare peggioramenti del rating da “scarsa rotazione del credito commerciale”, una banca potrebbe anche decidere di rivedere il proprio impianto fiduciario di linee di smobilizzo di portafoglio commerciale per timore di rimanere anch’essa incagliata nel credito commerciale deteriorato.

 

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#7 - DPO: Day Payables outstanding: la durata dei debiti verso fornitori

La durata delle dilazioni garantite dai fornitori è l’indice principe per misurare la regolarità dell’impresa nell’onorare i propri impegni commerciali. 

Take-aways: Giorni fornitori eccessivamente lunghi sono un chiaro indice di difficoltà nel pagamento dei debiti commerciali. Come ulteriore controllo gli istituti di credito verificano il cosiddetto “andamentale del rapporto”; ove ravvisassero ad esempio che di frequente le ricevute bancarie dei fornitori non vengono saldate ma respinte ed osservassero una perdurante crescita dei giorni fornitori avrebbero la chiara percezione, senza tema di smentite, di problemi finanziari di una certa serietà. 

 

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#8 - DSI: Days Sales of Inventories: la durata del magazzino

Il magazzino è un valore particolarmente delicato e quindi molto attenzionato.

Valori di scorte particolarmente elevati inducono preoccupazione negli istituti di credito che si interrogano sulla effettiva consistenza di tale posta dell’attivo.

Take-aways: Un magazzino eccessivo impatta certamente in maniera negativa sul rating a maggior ragione per l’attenzione che tale valore richiama data la delicatezza del medesimo (il magazzino è uno dei pochi valori di bilancio frutto di stime e più soggettivamente determinabile). Tuttavia esistono settori dove la durata delle scorte è alta per definizione (lunghi cicli di lavorazione) o nei quali gli acquisti si concentrano proprio a fine anno (magari per usufruire di particolari sconti o per picchi stagionali); in quest’ultimo caso può essere anche presa in considerazione l’ipotesi di modificare la data di chiusura del bilancio (ad esempio dal 31.12 al 30.06) tramite una modifica statutaria al fine di censire un momento ove le scorte assumano un valore normale. 

 

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#9 - Indice dei consumi di merce

L’indice dei consumi di merce è un'ulteriore metodologia di test dei valori di magazzino. 

Esso presuppone di poter confrontare una serie di bilanci al fine di poter sfruttare appieno il potenziale informativo di tale indice.

Take-awaysCosa impariamo? La comunicazione con la Banca deve essere molto aperta e trasparente. Immaginiamo un settore ove la materia prima (es. gomma o petrolio) sia estremante volatile e che quindi sia naturale che l’incidenza dei consumi sia molto discontinua. Tali fattispecie vanno chiarite e giustificate con evidenze di listini o quotazioni di mercato. Non ci si scordi poi che per le banche non esistono risposte giuste ma domande giuste. Cosa pensereste se l’imprenditore del nostro esempio a fronte della domanda (giusta) che segue: “Abbiamo notato un calo del fatturato, come è andata coi prezzi?” rispondesse: “La competizione è sempre più agguerrita ed i clienti continuano a chiedere maggiori sconti e dilazioni”. Sarebbe coerente con l’evidenza di bilancio di un calo dei consumi e quindi di maggior marginalità sulle vendite?

 

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"Keep it Simple!" - collana sulla finanza aziendale curata da inFinance e pubblicata da Mind Edizioni

La collana Keep it Simple! nasce con l’obiettivo di diffondere la cultura della finanza aziendale tramite un approccio semplice e diretto.

Nata e pensata per:

  • consulenti e professionisti che operano già da tempo nel settore, per affinare il proprio approccio;
  • imprenditori e manager, per meglio interpretare i propri business;
  • operatori del mondo del credito, per fare un salto di qualità nelle competenze di analisi delle imprese.

Ogni volume della collana è dedicato a un tema specico, che viene affrontato attraverso un approccio pratico e pragmatico, immediatamente calato nella realtà concreta dell’azienda. 

Il Profitto è un'opinione. La cassa è un fatto.

Come costruire e utilizzare davvero il rendiconto finanziario.

Il libro è pensato per chi vuole comprendere appieno il reale andamento e le prospettive dell’impresa.

La cassa, infatti, è uno dei pochi dati oggettivi e il rendiconto finanziario è lo strumento principe per indagare le complesse dinamiche che caratterizzano l’agire economico di un’azienda.

Approccio operativo, esempi e tanta pratica: il lettore, anche quello meno esperto, è accompagnato verso la costruzione e comprensione delle logiche del rendiconto finanziario e, soprattutto, nella interpretazione delle dinamiche dei flussi di cassa che emergono dal medesimo.

>> Sulla destra è possibile scaricare:

  • l'indice, la prefazione ed un estratto del primo capitolo;
  • gli esempi contenuti nel libro in formato Ms Excel.

Se hai domande e/o richieste di chiarimento puoi contattare gli autori alla seguente e-mail: autori@infinance.it

Puoi trovare il libro nelle principali librerie, fisiche e online.

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In Dare o in Avere?

Ciò che serve ai manager per capire la contabilità e il bilancio.

Perché un testo che affronta un tema che dovrebbe essere più che assodato per manager, imprenditori e analisti finanziari?

Perché i nostri tempi, purtroppo, sono caratterizzati da una velocità tale da consentire approcci spesso solo di mera superficie. La gestione d’impresa, però, data la crescente complessità del contesto economico, ha sempre più bisogno di solide fondamenta.

I meccanismi che stanno dietro alla formazione di un bilancio appaiono sconosciuti, criptici e controintuitivi alla maggior parte dei manager. La chiave di lettura è la comprensione della tecnica della partita doppia.

Spesso, infatti, per andare avanti occorre fermarsi e fare un passo indietro!

Attraverso un approccio di sostanza, nato da una pluriennale esperienza in aula e in azienda, e un originale utilizzo dello storytelling il lettore avrà modo di muovere dalle origini dei sistemi contabili basati sul concetto di entrate ed uscite alle moderne tecniche di contabilità e formazione del bilancio di esercizio.

>> Sulla destra è possibile scaricare:

  • l'indice, la prefazione e la premessa.

Se hai domande e/o richieste di chiarimento puoi contattare gli autori alla seguente e-mail: autori@infinance.it

Puoi trovare il libro nelle principali librerie, fisiche e online.

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Errata corrige:

Pag.109: “Una variazione si segno positivo indica che le rimanenze finali sono inferiori rispetto a quelle iniziali, mentre una variazione di segno negativo indica che le rimanenze finali sono superiori a quelle iniziali

Una nuova opportunità di approfondimento, confronto e condivisione

 

iF Risponde

 

Il progetto “inFinance Risponde” ha l’obiettivo di favorire l’approfondimento e il confronto sui principali temi di finanza aziendale e di controllo di gestione.

COME FUNZIONA?

1. Viene condiviso un approfondimento

Proponi un tema >

2. Vengono raccolte le vostre domande

3. inFinance risponde attraverso un video

Nota: nel video si darà risposta alle domande di interesse più generale. Se non inserita nel video, la risposta sarà inviata direttamente all’autore della domanda.

La Centrale dei Rischi Interbancaria

La Centrale dei rischi di Banca d’Italia è un database relativo all’esposizione debitoria dei clienti delle banche e degli intermediari finanziari sottoposti a tale organismo di vigilanza.

Qual è la sua funzione? Chi sono i soggetti coinvolti? Come funziona? Quali sono i rapporti oggetto di segnalazione? Perché è indispensabile conoscere il funzionamento della Centrale dei rischi?

Ne parliamo con:

  • Ivan Fogliata, Executive Partner di inFinance
  • Simona Tempra, Avvocato presso lo studio Dusilaw

Approfondimento 

Sulla destra della pagina puoi scaricare l’approfondimento.

Domande 

Le domande sono state raccolte fino al 20 novembre 2017

Video 

Il metodo del Discounted Cash Flow

L’obiettivo principale di un investimento è creare e accrescere il valore aziendale.

Per il management risulta essenziale disporre di un metodo di calcolo che sia in grado di quantificare “ex ante” il contributo di ogni opportunità di investimento alla creazione del valore aziendale. 

Cos’è il metodo del Discounted Cash Flow e come utilizzarlo nella valutazione degli investimenti?

Approfondimento 

Sulla destra della pagina puoi scaricare l’approfondimento.

Domande 

Le domande sono state raccolte fino al 20 settembre 2017.

Video

La sostenibilità finanziaria del debito aziendale: il DSCR

Al fine di verificare la sostenibilità finanziaria del debito aziendale, gli analisti fanno sempre più ricorso ad un nuovo indicatore che consente di esaminare in maniera “dinamica” e prospettica le capacità di rimborso del debito dell’azienda e la conseguente sostenibilità finanziaria dei relativi piani di sviluppo aziendali: il DSCR, ovvero il Debt Service Coverage Ratio.

Il DSCR, inoltre, viene sempre più utilizzato dagli istituti di credito, con l’obiettivo di individuare le aziende ed i progetti meritevoli di finanziamento.

Approfondimento 

Sulla destra della pagina puoi scaricare l’approfondimento.

Domande 

Le domande sono state raccolte fino al 20 aprile 2017.

Video

Finanziamenti soci e costo ammortizzato.

L’introduzione del criterio del costo ammortizzato per le imprese OIC adopter che redigono il bilancio in forma estesa è stato oggetto di ampia discussione in dottrina, soprattutto per quanto concerne la contabilizzazione al costo ammortizzato dei finanziamenti soci.

Il costo ammortizzato prevede infatti che la società contabilizzi il debito non al valore nominale, ma al valore attuale dei flussi finanziari futuri utilizzando il “Tasso d’interesse effettivo” del finanziamento.

Cosa succede nel caso in cui il finanziamento soci non sia fruttifero di interessi?

Tale fattispecie viene disciplinata nell’OIC 19 il quale prevede che, qualora il tasso d’interesse contrattuale sia significativamente diverso dal “Tasso di mercato”, per il calcolo del costo ammortizzato è necessario utilizzare quest’ultimo tasso per il calcolo del valore attuale dei flussi futuri del finanziamento.

Tralasciando tutte le difficoltà tecniche e le problematiche relative all’individuazione di un adeguato “Tasso di mercato” ciò che viene messo in evidenza è il conseguente insorgere, in capo alla società finanziata, di interessi passivi “figurativi” a Conto Economico.

Fiscalmente come devono essere trattati tali interessi passivi “Figurativi”?

Le recenti disposizioni dell’art. 4-bis del D.M. del 3 agosto 2017 hanno previsto che nel caso di operazioni di finanziamento tra soggetti tra i quali sussiste il rapporto di controllo, “assumono rilevanza fiscale esclusivamente i componenti positivi e negativi imputati a conto economico desumibili dal contratto di finanziamento”, applicando quindi una deroga al principio di derivazione rafforzata.

3 novembre 2017

Autore: Michele Giorni

 

Finleap arriva in Italia: un detonatore del FinTech!

Ha aperto ha Milano una società tedesca specializzata nel lancio di fintech startup.

L’operatore tedesco è appena sbarcato in Italia con grandi ambizioni.

Della visione romantica dello startupper resta ben poco.

Finleap è una sorta di catena di montaggio che sviluppa startup tenendo ben presente le principali cause che possono condurre al fallimento delle stesse.

Numeri, velocità, risultati: questi sembrano essere i principi ispiratori.

Un esempio? Finleap ha messo in piedi Clark, piattaforma di brokeraggio assicurativo con roboadvisor, in 75 giorni.

Stiamo alla finestra...

31 ottobre 2017

Autore: Michele Giorni

Il revisore legale…che non piace a Confindustria.

Sembra non piacere l’obbligo per alcune Srl previsto nella legge delega sulla riforma del fallimento.

Essa prevede un abbassamento delle soglie oltre il quale scatta l’obbligo del revisore: si è soggetti all’obbligo se si è superato per due esercizi consecutivi il limite di ricavi o di attivi di 2 milioni di euro oppure 10 dipendenti.

Confindustria pone l’accento sull’aggravio dei costi a carico delle imprese.

Parere condivisibile, ma che va necessariamente confrontato con l’opportunità di offrire alle aziende un controllo periodico e qualificato sul reale stato di salute dell’impresa….

29 ottobre 2017

Autore: Michele Giorni

TAR versus Airbnb: uno A zero!

La ritenuta sugli affitti brevi è stata ritenuta legittima.

I clienti Airbnb subiranno la ritenuta del 21% sui canoni degli affitti turistici come tutti gli altri locatori che passano dagli “intermediari”.

Il giudice amministrativo ha bocciato tutte le argomentazioni di Airbnb, pur “consigliando” alla Agenzia delle Entrate di non infierire sulla società per i mancati versamenti del 16 ottobre, in quanto si era in attesa proprio di questa pronuncia (si dovevano versare le imposte sugli affitti di settembre).

23 ottobre 2017

Autore: Michele Giorni

Banking is necessary, banks are not!

Così tuonava Bill Gates, con una lungimiranza senza eguali.

Una battuta che potrebbe sembrar scontata nel 2017. Fa invece impallidire il fatto che il fondatore di Microsoft uscì con questa battuta oltre 20 anni fa, negli anni ’90.

Ecco oggi che i big della rete si fanno avanti con prepotenza: da Amazon a Facebook fino a Google.

Il programma Amazon Lending, dalla sua nascita nel 2011, ha superato i 3 miliardi di dollari di erogato. Facebook, ha appena avuto l’autorizzazione ad operare in Europa come emittente di moneta elettronica.

Banche avvisate...

20 ottobre 2017

Autore: Michele Giorni

Speculazione su Criptovalute? Da oggi è possibile speculare anche sul ribasso!

Nonostante Jamie Dimon (CEO di J.P. Morgan Chase) abbia minacciato il licenziamento di qualsiasi dipendente che si metta a “giocare” con le criptovalute, sono sempre più numerose le istituzioni finanziarie “tradizionali” che si avvicinano al mondo delle criptovalute.

Sulla borsa di Stoccolma viene addirittura quotato uno strumento finanziario denominato “BITCOIN TRACKER ONE” il quale ha come obiettivo quello di replicare l’andamento della criptovaluta secondo la struttura tipica di un ETN (Exchange Trade Note), con l’obiettivo di speculare sui rialzi del prezzo.

Negli USA è presente addirittura un fondo d’investimento, il Bitcoin Investment Trust, che ha in portafoglio più di 170mila bitcoin; un portafoglio che, valorizzato ad oggi, ammonta a circa 1 miliardo di $, il cui valore incrementa all’aumentare del prezzo dei Bitcoin.
Ma la vera rivoluzione è arrivata con le vendite allo scoperto: mentre sino ad oggi tutti hanno sempre scommesso su un apprezzamento della valuta virtuale, alcune piattaforme di trading si sono organizzate per soddisfare tutti quegli operatori che vogliano speculare su un ribasso della criptovaluta. Chi si aspetta una riduzione del valore del Bitcoin potrà infatti attuare una strategia di “short-selling” la quale permette di vendere Bitcoin senza possederne nemmeno uno, con l’obiettivo di riacquistarlo a scadenza ad un prezzo inferiore.

L’evoluzione della finanza potrà quindi andare verso un’unica direzione: i derivati con sottostante Bitcoin, il cui valore sarà necessariamente influenzato dall’elevata volatilità della valuta sottostante.

19 ottobre 2017

Autore: Michele Moglia

Il Canada è impantanato nelle sabbie bituminose.

Il prezzo del barile sortisce i suoi effetti anche sui progetti canadesi.

L’ultima, in ordine di tempo, è la società Transcanada che rinuncerà a costruire l’Energy East, un oleodotto da 1,1 milioni di barili al giorno che sarebbe stato cruciale per consentire le esportazioni di greggio dalle oil sands dell’Alberta verso un terminal marittimo sull’Oceano Atlantico.

Il progetto avrebbe visto la compagnia investire circa 12 mld di dollari.

Benché il Canada sia uno dei maggiori produttori di greggio al mondo è costretto a importare dagli Usa per rifornire le raffinerie sulla costa orientale.

13 ottobre 2017

Autore: Michele Giorni

Cedere NPL fa bene alle banche? Anche no.

L’esperienza mostra come queste cessioni non sempre abbiano gli effetti desiderati.

In base a quanto previsto in tema di requisiti patrimoniali, se una impresa in default ha una LGD (perdita in caso di default) superiore al 45% e la banca ha effettuato accantonamenti per un valore superiore al 45% del credito lordo in default, essa può decidere di non fare ulteriori accantonamenti a copertura.

Tuttavia se il credito viene ceduto ad un valore inferiore al netto di bilancio scatta l’obbligo di coprire la differenza con altro capitale. Altro capitale significa di fatto ridurre la possibilità di erogare nuovi finanziamenti.

10 ottobre 2017

Autore: Michele Giorni

La risposta delle banche al mondo del FinTech

Le recenti innovazioni introdotte dalle start-up del settore “FinTech” hanno messo in discussione il business model del settore bancario tradizionale.

Un esempio?

Si pensi ad un semplice bonifico bancario, ed ai classici “giorni valuta” (festivi esclusi) necessari per avere a disposizione il denaro sul proprio conto corrente: tempi “biblici” che, nell’era di internet, non trovano più ragion d’essere, soprattutto se confrontati con la crescente domanda di flessibilità e dinamismo richiesta dagli operatori.

È proprio sfruttando questo segmento di domanda che i nuovi sistemi di pagamento con valute elettroniche hanno preso piede: in pochi (ed anonimi) click è possibile effettuare pagamenti e transazioni istantanee ad operatori in tutto il mondo.

Il mondo bancario sta però preparando le contromisure: Intesa Sanpaolo, Unicredit e Banca Sella hanno già messo a punto un sistema di Instant Payment con il quale, a partire dal 21 novembre, basteranno 10 secondi per trasferire somme (inferiori a 15.000 euro) mediante bonifico bancario istantaneo, il quale sarà in grado di raggiungere 24h su 24 e 7 giorni su 7 oltre mezzo milione di persone in 34 paesi europei.

I costi?

Per ora nessuna indiscrezione, ma si ritiene che saranno in linea con i tradizionali metodi di pagamento.

Una rivoluzione che sarà in grado di regalare una seconda giovinezza al settore bancario o una semplice reazione ad un’incalzante concorrenza?

26 settembre 2017

Autore: Michele Moglia

“I want, I can”: lo insegna Riso Scotti.

L’azienda pavese ha chiuso un deal molto delicato: adesso vende riso ai cinesi.

L’accordo è stato siglato tra Riso Scotti e i cinesi di Central Leader che controllano la piattaforma social Dropswujie 4.0, un partner che garantisce le transazioni dal produttore al consumatore.

In giugno sono partiti per la Cina i primi otto container di risotti, gallette di riso, olio e latte di riso.

A regime l’azienda spera di raggiungere i 5 milioni di fatturato al mese, 60 l’anno.

Volumi che, se raggiunti, richiederanno ampliamenti significativi della struttura produttiva.

Una dimostrazione tangibile del fatto che volere è potere..

16 settembre 2017

Autore: Michele Giorni

 

Caso Bhp Billiton: quando l’hedge fund conduce verso scelte green.

Il colosso minerario si piega al volere dei fondi soci e abbandona lo shale oil.

Non certo per rimorsi di coscienza o per una maggiore sensibilità ambientale, ma sta di fatto che il colosso minerario (ottavo produttore di shale oil in america) abbandona il campo.

Bhp Billiton ha messo piede in questo settore sei anni fa con investimenti per 20 miliardi di dollari, tra acquisizioni societarie e spese per nuove infrastrutture.

All’epoca il greggio quotava a cifre record, sui 100 dollari al barile e questo tipo di attività fruttava utili importanti.

La notizia dell’addio ha subito spinto in alto il titolo.

11 settembre 2017

Autore: Michele Giorni 

Profilo Facebook & rating aziendale: vasi comunicanti?

Un operatore del fintech spiega, nel corso di una tavola rotonda, la correlazione.

Il tradizionalissimo modello di business che vede gli istituti di credito impegnati nell’erogare risorse alle imprese sta subendo negli ultimi tempi stravolgimenti senza precedenti.

Ecco che uno dei nuovi operatori che si sono affacciati sul mercato spiega come il proprio algoritmo di calcolo del rating tenga conto di quanto contenuto nei profili facebook dei membri del cda.

Preferenze, gusti, comportamenti social impattano sul rating.

Uomo avvisato…

10 settembre 2017

Autore: Michele Giorni

La prevalenza della forma sulla sostanza.

La riforma del bilancio d’esercizio prevista dal d.lgs. 139/2015 ha introdotto importanti modifiche negli schemi e nei principi di redazione del bilancio, con lo scopo di accrescere l’armonizzazione contabile e, di conseguenza, la comparabilità dei bilanci a livello europeo.

In particolare l’art. 2423-bis viene modificato introducendo il concetto della prevalenza della sostanza sulla forma, la quale prevede che la rilevazione e la presentazione delle voci sia effettuata tenendo conto della sostanza dell’operazione o del contratto e non la sua rappresentazione giuridica e contrattuale.

Un’applicazione concreta di tale principio trova la sua massima espressione nelle imprese che adottano i principi contabili internazionali IAS/IFRS, i quali prevedono (IFRS 16) che la contabilizzazione dei leasing sia effettuata secondo il metodo c.d. finanziario, ovvero registrando all’attivo un intangibile corrispondente al valore del diritto all’uso del bene, mentre al passivo la propria esposizione finanziaria nei confronti del locatore.

Cosa accade invece per le imprese che redigono il bilancio secondo i principi contabili italiani OIC?

Nonostante l’introduzione dell’art. 2423-bis, la contabilizzazione del leasing per le imprese OIC è ancora ancorata ai criteri giuridico-formali: in presenza di un contratto di leasing finanziario l’utilizzatore non è tenuto ad iscrivere il bene nel proprio bilancio, ma rileva a conto economico i canoni di leasing secondo competenza economica.

6 settembre 2017

Autore: Michele Moglia 

Strategie contrarian: Paypal emetterà carte di credito.

L’azienda esce dal virtuale ed entra in un settore tradizionalissimo.

Solo il tempo potrà dire se la scelta si rivelerà o meno profittevole.

Di fatto l’azienda ha sorpreso molti analisti con questo annuncio.

Particolarità di questa iniziativa è che la carta garantirà un cashback pari al 2% su ogni acquisto: ciò significa che su 100 euro spesi verranno restituiti 2 euro.

Si tratta di uno dei tassi più elevati dell’industria del credito.

Ai posteri l’ardua sentenza…

4 settembre 2017

Autore: Michele Giorni

Fondi attivi Vs Fondi passivi

La crescente volatilità e complessità dei mercati finanziari, il drastico calo dei rendimenti dei titoli di stato nonché la necessità di destinare risorse finanziarie a titolo previdenziale e pensionistico, ha spinto un numero sempre crescente di risparmiatori ad affidare i propri capitali a dei fondi comuni di investimento (c.d. fondi attivi), i quali hanno l’obiettivo di amministrare e gestire il patrimonio di tutti i risparmiatori al fine di generare un rendimento in linea con il profilo di rischio del fondo. L’enorme successo dei PIR ne è la prova lampante: a fronte di attese di investimento per 16 miliardi in 5 anni, nei primi mesi del 2017 la raccolta ha superato la cifra record di 1,5 miliardi.

Constatato il grande successo dei fondi comuni d’investimento una domanda può quindi sorgere spontanea: può il risparmio gestito aggiungere valore? Ovvero, è possibile che i fondi comuni siano in grado di generare un extra-rendimento rispetto ad una mera gestione passiva che replichi esattamente l’andamento del mercato?

Una recente studio di Euclidea SIM ha messo a confronto i rendimenti dei principali fondi comuni di investimento con gli equivalenti ETF (i quali hanno l’obiettivo di replicare, in maniera passiva, un indice di mercato sottostante).

Il risultato è allarmante: negli ultimi cinque anni solo il 9,3% dei fondi comuni sull’azionariato globale destinati a clienti retail ha sovraperformato il corrispondente ETF. Con riferimento al mercato statunitense, solamente il 3,9% dei fondi attivi ha generato rendimenti superiori all’ETF sull’indice S&P 500.

Numeri alla mano, lo studio sembra evidenziare come, sul mercato azionario, le possibilità di sovraperformare il mercato grazie ad una gestione attiva siano molto basse; una tra le principali cause risiede nell’elevato margine commissionale richiesto dai gestori dei fondi comuni d’investimento: sul mercato italiano nel 2016 i principali fondi comuni d’investimento hanno generato per l’investitore un rendimento medio lordo del 7,56% di cui circa la metà (3,63%) è stata erosa da spese e commissioni di gestione del fondo le quali, in numerosi casi, sono presenti anche in caso di performance negativa.

7 agosto 2017

Autore: Michele Moglia

Impariamo un nuovo termine: circular economy!

E’ un modello di economia basato sulla progettazione intelligente dei prodotti, col fine di ridurre gli scarti.

Questo modello di economia si contrappone al classico modello di crescita lineare che già ad oggi non è più sostenibile.

Finora la cosiddetta crescita economica si è accompagnata linearmente alla crescita del consumo delle risorse.

Ma non è pensabile che continui così in un mondo in cui nei prossimi 12 anni potrebbero esserci 2,5 miliardi di consumatori in più.

Una questione etica?

Non solo.

Crescita lineare significa di fatto spreco.

Si stima che l’economia circolare possa portare, rispetto alla situazione odierna, a 4.500 mld di dollari di risparmio da qui al 2030.

14 luglio 2017

Autore: Michele Giorni

Gli investitori positivi sull’Europa: ce lo dice il cambio €/franco svizzero.

L’euro ha superato in questi giorni la soglia psicologica di 1,1 franchi (è stato anche pari a 1,0637 nell’ultimo anno).

Era dal 1° settembre che l'euro non superava la soglia di 1,10.

La divisa europea conferma così un movimento al rialzo iniziato a fine aprile, quando gli investitori hanno ripreso fiducia dopo l'elezione alla presidenza francese dell'europeista Emmanuel Macron.

Anche gli indicatori congiunturali mostrano che la situazione economica della zona euro è ai massimi dal dicembre 2007.

Avanti tutta!

13 luglio 2017

Autore: Michele Giorni

M&A: quella lunga vicenda tra STX e Fincantieri…

In stallo l’operazione di acquisizione di STX FRANCE da parte di Fincantieri.

Probabilmente STX è un nome che non dice tanto.

Eppure rappresenta uno dei cantieri più grandi, a livello mondiale, per la produzione di navi da crociera.

Da tempo la nostra Fincantieri è impegnata in un delicato e tortuoso processo di acquisizione di STX.

L’unione delle due imprese porterebbe ad un colosso con una quota del 60% del mercato mondiale.

Tuttavia i politici francesi non sembrano molto propensi a lasciare la loro creatura in mani italiane.

Forse qualcosa potrebbe sbloccarsi entro il mese di luglio...

10 luglio 2017

Autore: Michele Giorni

Distretto tessile di Biella: la fenice risorge dalle ceneri

Nel 2016 le esportazioni hanno toccato il massimo storico: 1,3 miliardi.

Questo almeno dal 1995, da quando l’istat incrocia i dati di settore con i territori.

Il dato indica chiaramente che la capacità di competere a livello internazionale non è venuta meno.

Il distretto ha saputo spingere sempre più avanti l’innovazione di prodotto, con ricadute oltre il settore abbigliamento-moda, nel medicale e nell’aerospaziale.

Secondo gli esperti il prossimo fronte sarà quello di ottimizzare i tempi di attraversamento dei materiali in fabbrica secondo un approccio squisitamente lean.

7 luglio 2017

Autore: Michele Giorni

Musica per 13 miliardi di dollari

Spotify, la società anglo-svedese che fornisce streaming musicale online si sta preparando per la quotazione che, secondo prime indiscrezioni, potrebbe avvenire già verso la fine del 2017 con advisor quali Goldman Sachs ed Allen & co.

Nata nel 2011 per volontà del suo fondatore Daniel Ek, Spotify ha rivoluzionato un settore, quello discografico, che tutti davano ormai per spacciato, distrutto dalla pirateria online; l’idea, tanto semplice quanto geniale è stata quella di offrire contenuti musicali agli utenti attraverso una app, con la quale si può accedere per 9 Euro mensili ad uno sterminato repertorio musicale.

Una dematerializzazione del tradizionale “disco” musicale molto apprezzata dai 140 milioni di utenti distribuiti in 60 paesi, che ha reso Spotify leader indiscusso del settore, relegando i principali competitors (Google, Amazon ed Apple) ad un ruolo di secondo piano.

Nonostante abbia chiuso il bilancio 2016 con una perdita di 600 milioni di dollari, le prime valutazioni attribuiscono a Spotify un valore di 13 miliardi, il quale si ritiene possa essere raggiunto grazie all’introduzione delle canzoni sponsorizzate.

Sulla base di uno speciale algoritmo che consente di individuare le preferenze di ciascun ascoltatore, Spotify potrà infatti suggerire agli utenti degli account gratuiti i brani che le società discografiche vogliono promuovere.

Il modello di business sembra ricalcare quello di Netflix, i cui titoli nel primo anno di quotazione hanno segnato un +60%.

4 luglio 2017

Autore: Michele Moglia

 

Flash crash: impariamo un nuovo termine!

Con questa espressione i trader indicano un tonfo improvviso del prezzo di un asset o titolo.

È successo pochi giorni fa quando d’improvviso la quotazione di mercato dell’oro è scesa da 1.255 a 1.236 dollari l’oncia, il minimo dal 17 maggio scorso.

Il problema ha avuto origine al Comex di New York, ma è immediatamente diventato globale.

Sono state vendute in un sol colpo 51 tonnellate d’oro (valore approx 2,2 miliardi di dollari).

Negli ambienti si parla di un “fat finger” ovvero un trader maldestro, inciampatosi sulla tastiera.

Tuttavia il particolare tempismo (mercato poco liquido, complici molti mercati arabi chiusi per la fine del ramadan) fa pensare ad una azione voluta da parte di uno short seller…

3 luglio 2017

Autore: Michele Giorni

Esselunga si fa bella per Piazza Affari

E’ partito ufficialmente il riassetto del gruppo in vista dell’IPO.

La quotazione è prevista entro il 2020 ma c’è finalmente un accordo tra gli eredi del fondatore ormai scomparso.

Quella di Esselunga sarà la prima IPO italiana nel settore dei supermercati.

Quanto potrebbe valere il gruppo con i suoi 154 store?

I rumors parlano di una quotazione vicina a 10 volte l’ebitda (valore molto più vicino a quello dei gruppi americani, rispetto ad una media europea che si attesta a 5,8 volte).

Con l’auspicio che la quotazione possa giovare al gruppo, esattamente come successo a Carrefour.

30 giugno 2017

Autore: Michele Giorni

Saldi di fine stagione. Chi paga il conto?

La travagliata vicenda di Veneto Banca e Popolare di Vicenza sembra giunta ad un epilogo: il governo, con l’approvazione della Commissione Europea ha approvato il decreto legge che dà il via alla liquidazione delle due banche venete.

Il piano prevede l’acquisto da parte di Intesa della parte “sana” al prezzo simbolico di 1 Euro, mentre i crediti deteriorati (per 10 miliardi di nominale) vengono acquistati dallo Stato italiano al prezzo di 4,8 miliardi a cui deve aggiungersi il costo di circa 4.000 esuberi.

Al salvataggio delle banche verrà applicato il “burden sharing” in luogo del tanto temuto “bail-in”: mentre gli azionisti e gli obbligazionisti subordinati hanno visto azzerarsi il valore dei propri titoli (con esclusione degli obbligazionisti retail), i correntisti e gli obbligazionisti “senior” sono esclusi da ogni coinvolgimento, che sarebbe invece scattato in caso di “bail-in”.

Una vittoria per i risparmiatori e per gli azionisti di Intesa, un po’ meno per i contribuenti italiani, sui quali grava il peso di una “piccola” manovra finanziaria e la speranza che un’oculata gestione dei crediti deteriorati possa di ridurre l’esposizione dello Stato nell’operazione.

Il vero sconfitto di questa vicenda è però il Consiglio Europeo, il quale ha dovuto derogare le regole di austerity imposte dal “bail-in” creando un pericoloso precedente che rischia di minare la credibilità dell’eurozona.

27 giugno 2017

Autore: Michele Moglia

Buy Venezuela: sconto 70%

Goldman Sachs ha acquisito 3 mld di dollari di bond PDVSA.

PDVSA è la compagnia petrolifera venezuelana i cui bond sono stati recentemente acquisiti dalla banca d’affari americana ad un valore inferiore al 70% del nominale (il deal è stato quindi pari a 865 mio di dollari).

I titoli erano nelle mani della banca centrale venezuelana.

I vertici di Goldman Sachs giustificano l’operazione dal momento che credono in una ripresa dell’economia venezuelana.

Inevitabile l’imbarazzo a livello internazionale, dal momento che l’operazione rappresenta di fatto un importante aiuto per l’ormai instabilissimo governo Maduro.

26 giugno 2017

Autore: Michele Giorni

Alla fiera dell’export.

Si è conclusa venerdì scorso a Firenze la fiera Pitti Uomo, la quale ha chiamato a raccolta più di 1.200 marchi e griffe di moda attive nel menswear, proveniente da oltre 100 paesi di tutto il mondo.

Dietro il successo di tale esposizione vi è il forte appeal del Made in Italy: nel 2016 il fatturato del settore dell’alta moda maschile italiana ha superato per la prima volta i 9 miliardi di euro, con una crescita dell’1,2% su base annua.

A fare da traino a tutto il comparto è certamente l’export: nonostante la frenata degli USA, le esportazioni della moda maschile nel 2016 hanno raggiunto il 64,4% del fatturato. Un settore in continua espansione ed innovazione, pur essendo caratterizzato da una nuova flessione della domanda interna (-2,2% rispetto al 2015) che perdura ormai da anni.

Per l’anno 2017 le previsioni sull’intero settore del tessile sono orientate ad una crescita del fatturato dell’1,8%, con la speranza (e l’augurio) che l’alta moda possa dare nuovo slancio ai recenti fenomeni di back-reshoring delle attività produttive.

21 giugno 2017

Autore: Michele Moglia

Startup di successo: il caso Cover Store.

E’ possibile creare valore nel 2017 vendendo cover?I numeri dicono di sì.

Un’operazione imprenditoriale che ha del miracoloso.

Startup bresciana, con vocazione globale, sta dimostrando che anche creando e vendendo cover per smartphone è possibile creare molto valore.

Le competenze distintive: comunicazione, innovazione e velocità.

A quattro anni dagli esordi l’azienda conta 100 negozi, tra cui Barcellona e Santo Domingo.

19 giugno 2017

Autore: Michele Giorni

IoT: nel 2021 più oggetti che smartphone connessi alla rete.

Si parla per l’Italia di 85mio di macchine connesse vs. 63mio di smartphone.

Queste le previsioni dell’edizione 2017 del Cisco Virtual Network Index.

L’Internet delle cose sta vivendo una fase di estremo fermento.

Il superamento avverrà, in base alle previsioni, già nel 2019.

Un incremento al quale contribuirà anche lo sviluppo delle nuove tecnologie LPWA. Ovvero connessioni a basso consumo energetico ma capaci di trasmettere a lunga distanza. E che permetteranno di connettere sempre più oggetti.

In totale, nel 2021, sulla Rete italiana si muoverà 1 Terabyte di informazioni al secondo.

18 giugno 2017

Autore: Michele Giorni

Social lending: è la fine delle banche tradizionali?

Il social lending è una delle forme di prestito finanziario alternative alla banca, dove a mediare è una piattaforma web.

Nel mondo anglosassone questa attività è nota come peer-to-peer lending.

Ad ogni richiedente viene attribuito un rating, dopo aver interrogato delle centrali rischi.

Da un punto di vista legale sia il prestatore che il richiedente stipulano un contratto concluso a distanza con l'azienda di social lending, in particolare il richiedente si riconosce debitore di n prestatori, ognuno identificato dal suo nickname.

E’ senz’altro azzardato parlare di fine del mondo bancario tradizionale, ma senza dubbi esso è destinato a perdere quote di mercato a favore dei nuovi operatori.

15 giugno 2017

Autore: Michele Giorni

La crisi del Banco Popular: chi paga il conto?

La crisi di Banco Popular, è ormai acqua passata.

L’istituto bancario spagnolo Santander ha acquistato lo scorso mercoledì il 100% delle azioni della banca spagnola al prezzo simbolico di 1 Euro, impegnandosi ad effettuare un nuovo aumento di capitale di 7 miliardi con l’obiettivo di portare il Cet1 all’11% entro il prossimo anno.

L’intervento di Santander ha limitato l’ambito di applicazione del bail-in ai soli azionisti e obbligazionisti subordinati, scongiurando il pericolo che il patrimonio degli obbligazionisti “senior” e dei correntisti (con depositi oltre i 100.000 Euro) venisse aggredito nel salvataggio dell’istituto di credito.

Una trattativa lampo quella di Santander, la quale, nonostante abbia inglobato le pesanti perdite di Banco Popular condite da una svalutazione crediti di circa 7,9 miliardi (su una capitalizzazione di 83) è ora divenuta il primo istituto di credito spagnolo con una quota di mercato di oltre il 20%.

Santander ha comunicato che il matrimonio con Banco Popular permetterà di ottenere sinergie per 500 milioni entro il 2020 con un impatto positivo sul bilancio del gruppo a partire dal 2019.

Una strada possibile anche per le banche italiane in difficoltà?

13 giugno 2017

Autore: Michele Moglia

Tesla può fare a meno di Toyota.

E’ di queste ore la notizia secondo cui Toyota avrebbe venduto la quota in Tesla.

Un matrimonio iniziato nel lontano 2010. Sino ad allora le due case automobilistiche erano state rivali nello sviluppo di veicoli meno inquinanti. Nel 2010 decisero di cominciare a collaborare e la partnership venne ufficializzata con l’acquisto di azioni Tesla da parte di Toyota.

Il frutto della collaborazione condusse alla produzione e vendita della Toyota Rav4 elettrica per il mercato nordamericano.

Ma le strade adesso si dividono nuovamente: tuttavia, il titolo Tesla sembra non subire alcun contraccolpo.

9 giugno 2017

Autore: Michele Giorni

Spagna: Lo spettro del Bail-In

Banco Popular, quarto istituto di credito spagnolo ha chiuso il bilancio 2016 con una perdita di 3,5 miliardi, la quale ha prosciugato completamente l’aumento di capitale di 2,5 miliardi di pochi mesi prima.

Ancora una volta le cause sono da ricercarsi nella pesante eredità della crisi immobiliare spagnola, dalla quale scaturiscono sofferenze per 35 miliardi di Euro, la metà dei quali sono rappresentati da crediti deteriorati.

Mentre gli analisti hanno stimato ulteriori svalutazioni nel corso dell’anno per ulteriori 4 miliardi, in questi giorni al management si sono paventate due alternative: un nuovo aumento di capitale o la fusione con i concorrenti, a patto che vi sia qualcuno propenso ad investire.

Mentre il tavolo delle trattative rimane aperto, il titolo ha perso la scorsa settimana il 38% del suo valore: con la riapertura dei mercati di lunedì, i CDS (Credit Default Swap, ovvero le “polizze” assicurative contro il rischio di default) ad 1 anno quotavano il doppio rispetto ai CDS a 10 anni, indice di come il mercato si attenda un imminente “bail-in”.

Ironia della sorte, nel luglio del 2016 Banco Popular aveva superato, seppur di poco, gli stress test dell’EBA.

6 giugno 2017

Autore: Michele Moglia

La “Tobin Tax” Europea ed i timori della Brexit

La “Tobin Tax” è una tassa che si applica ai trasferimenti di proprietà di azioni, strumenti finanziari partecipativi e strumenti finanziari derivati.

Nata negli anni 70 con l’obiettivo di penalizzare le transazioni speculative, è stata applicata a partire dal 2013, in 10 paesi della Comunità Europea, obbligando gli speculatori a contribuire alla fiscalità generale.

Mentre il Regno Unito è stato sin da subito contrario a tale iniziativa, in Italia l’introduzione della “Tobin Tax” ha previsto un prelievo fiscale dello 0,10% (0,20% se la transazione avviene su mercati non regolamentati) sul controvalore netto delle azioni acquistate nel corso della giornata.

Ai fini dell’applicazione della “Tobin Tax” sono pertanto escluse tutte quelle operazioni intraday, che prevedono l’acquisto e la vendita del medesimo quantitativo in una sola giornata di borsa.

Nel corso degli anni l’ECOFIN si è più volte riunito con l’obiettivo di armonizzare la tassazione a livello europeo a fine di prevedere un’aliquota per tutta l’Unione e per definire in maniera univoca gli ambiti di esenzione (ad oggi sono infatti esclusi gli strumenti obbligazionari, i trasferimenti di quote di fondi comuni e SICAV nonché per i titoli azionari con capitalizzazione < 500 mln di Euro), ma con l’ultimo consiglio di ieri la situazione sembra essersi arenata: la futura uscita del Regno Unito dal mercato unico ed i timori di una delocalizzazione finanziaria delle transazioni sulla piazza di Londra, hanno spinto i ministri dell’ECOFIN a rimandare ulteriormente la decisione, facendo presagire ulteriori difficoltà all’arduo processo di armonizzazione fiscale europea.

28 maggio 2017

Autore: Michele Moglia

E’ partita l’era dell’equity 4.0?

Il crowdfunding apre ora anche alle PMI non innovative.

Crowdfunding, letteralmente raccogliere denari da una piccola folla di investitori.

Partito dagli Stati Uniti, culla della finanza, si sta ora rapidamente diffondendo anche nel vecchio continente.

Il crowdfunding può avere caratteristiche diverse, in Italia è normato l’equity crowdfunding, ovvero la raccolta di fondi tramite cessione delle quote di partecipazione.

Lo strumento, prima dedicato esclusivamente alle PMI innovative è stato ora esteso a tutte le PMI.

Contribuirà a smuovere l’economia?

28 maggio 2017

Autore: Michele Giorni

L’estensione dello split payment alle società quotate

Il meccanismo dello split payment prevede che l’IVA dovuta sulla cessione di beni e servizi della Pubblica Amministrazione sia versata dalla PA stessa all’erario invece che dal fornitore; l’introduzione di tale meccanismo nel 2015 ha permesso al fisco di ridurre l’evasione dell’IVA, creando di contro non pochi problemi finanziari alle aziende fornitrici della PA le quali non incassando l’IVA, rischiano di trovarsi in perenne posizione creditoria nei confronti del fisco.

Con l’entrata in vigore della manovra correttiva dei conti pubblici ex D.L. 50/2017 il legislatore, a partire dalle operazioni fatturate dal 01.07.2017, ha esteso l’ambito di applicazione dello split payment, includendo in tale meccanismo nuovi destinatari, in particolare:

  • Le società che rientrano nel bilancio pubblico consolidato, ovvero le società controllate direttamente dallo Stato, da enti pubblici territoriali e da altri enti pubblici;
  • Le società quotate nell’indice FTSE Mib di Borsa Italiana o da altri indici individuati con decreto del MEF, caratterizzate da alto livello di affidabilità e solvibilità.

L’impatto finanziario sulle PMI è certamente gravoso: l’estensione dello split payment e la contemporanea stretta delle compensazioni IVA con le imposte sui redditi (da 15.000 a 5.000 Euro) sono strumenti che contribuiscono a drenare risorse finanziarie alle imprese, rendendo ancor più necessaria un’attenta pianificazione finanziaria, anche di lungo periodo.

24 maggio 2017

Autore: Michele Moglia

L’inarrestabile volo del bitcoin

Il valore della critpovaluta ha sfondato quota 2.000 dollari.

Adesso è quotato a poco meno di 2180 dollari, stando alle quotazioni segnalate da Coinbase.

Ma qual è l’elemento che spinge le quotazioni?

Gli analisti sembrano essere concordi su due posizioni: anzitutto vi sarebbe la Cina, ove verrebbe utilizzata per esportare capitali (in seguito alla recente regolamentazione approvata da Pechino…) poi vi sarebbe l’effetto del recente cyberattacco Wanna Cry. Una pubblicità su scala planetaria…

23 maggio 207

Autore: Michele Giorni

L’Italia che batte la crisi: potenza dei distretti.

E’ l’ottavo rapporto della direzione studi e ricerche di Intesa Sanpaolo che parla: sono stati analizzati i bilanci di 15.000 imprese.

Il modello produttivo tipicamente italiano, e spesso criticato nel tempo, sembra mostrare una grande vitalità e capacità di recupero.

Già nel 2015 il fatturato dei distretti ha superato quello del 2008 (+3,5%) e nel biennio 2016-2017 è attesa una crescita dell’1,4%.

Ecco alcuni dei best perfomers: prosecco di Conegliano, occhialeria di Belluno, salumi di Parma, vini dei colli fiorentini e senesi, mozzarella di bufala campana, legno e arredamento dell’Alto Adige, meccanica strumentale di Bergamo, gomma del Sebino bergamasco, marmo di Carrara.

5 aprile 2017

Autore: Michele Giorni

Una miniera d’oro? Meglio una miniera di Bitcoin!

Per la prima volta il valore dei Bitcoin supera quello di un'oncia d’oro.

Il 3 marzo 2017 resterà nella storia come la data del sorpasso.

Il confronto dei Bitcoin con l'oro è arbitrario: il valore del metallo prezioso è misurato in base al suo peso, mentre la moneta virtuale è per sua natura astratta.

Tuttavia il paragone resta interessante.

Il valore della criptovaluta è salito di quasi il 33% nel 2017 e di quasi il 200% negli ultimi 12 mesi, nonostante gli sforzi di Pechino per limitarne l'uso.

Tutti a investire in bitcoins?

Gli analisti raffreddano gli entusiasmi facendo notare come la volatilità del valore di questi sia di tutto rilievo…

7 marzo 2017

Autore: Michele Giorni

Cash is king? In Usa potrebbe valere anche per le tasse..

Presto potrebbe diventare realtà: tasse non sul reddito ma sul flusso di cassa in entrata.

La cash flow tax potrebbe diventare uno degli elementi più importanti della rivoluzione fiscale di Trump.

Si parlerebbe di piena, totale e immediata deducibilità degli investimenti (l'esatto contrario dei nostri “ammortamenti”).

La soluzione fa parte del più ampio progetto protezionista del presidente americano: di fatto il cash flow realizzato sulle esportazioni non sarebbe assoggettato ad imposta.

Tutto bene quindi?

Sì, se si ignorano i numerosissimi accordi bilaterali in essere..

6 marzo 2017

Autore: Michele Giorni

 

Lactalis e l’OPA del terrore.

Il gruppo francese offre 2,8 € per azione a coloro che volessero aderire all’OPA su Parmalat.

Fin qui nulla di particolarmente rilevante. Il gruppo francese porta avanti un’offerta con l’obiettivo di giungere al delisting dell’azienda di Collecchio.

Tuttavia, il fraseggio utilizzato nel messaggio pubblicitario promozionale è eloquente: “Se non OPA, quando?”.

E ancora: “Evita il rischio di rimanere azionista di una società non quotata in borsa”.

Una strategia del terrore che richiama alla mente le recenti vicende che hanno visto tanti ignari azionisti (di banche non quotate) sopportare ingenti perdite.

24 febbraio 2017

Autore: Michele Giorni

 

Tapering, ma come andrà a finire?

Desiderato a voce alta da alcuni paesi (Germania) molto meno da altri (Italia), il tapering consiste nel rallentare gli acquisti di titoli pubblici da parte della Banca Centrale, acquisti che nascono con l’obiettivo di immettere denari in circolazione (sostenendo una ripresa dell’inflazione).

Nel comitato esecutivo della BCE spicca la posizione della tedesca Sabine Lautenschläger che spinge per uscire quanto prima da questo programma di acquisti.

Tuttavia, Draghi rassicura che per il 2017 si parla solo di riduzione, per un eventuale stop definitivo al QE se ne potrà parlare solo nel 2018…

4 febbraio 2017

Autore: Michele Giorni

Watchup, storia del sogno americano avverato.

Pochi gli ingredienti: una idea innovativa, un intraprendente 37enne di Cava de’Tirreni, la Silicon Valley, una exit strategy milionaria.

Adriano Farano, 37 anni, ex giornalista, ha creato a Menlo Park nel 2012 Watchup, una App che reinventa il concetto di telegiornale, promuove una informazione di qualità e combatte le fake news.

Watchup è stata acquisita da Plex, un'App per lo streaming di contenuti multimediali, tra le più usate degli Stati Uniti.

Sembra una favola ma è una storia vera, fatta di tenacia e determinazione.

“Se credi in un'idea e sei pronto a tutto per realizzarla, prima o poi, qualcosa succede”; Farano docet.

2 febbraio 2017

Autore: Michele Giorni

La grande corsa del crowdfunding italiano.

Nel 2016 sono stati raccolti in Italia circa 90 milioni di euro, con una crescita sull’anno precedente del 60%.

Mercato in grande fermento che sembra piacere agli investitori del belpaese, anche se resta molta strada da fare.

Il mercato è eccessivamente frammentato con tante piattaforme piccole e sottocapitalizzate.

La parte del leone la fa il lending crowdfunding (prestiti) mentre residuale è l’equity crowdfunding (si cedono quote).

Interessante il taglio medio di ogni campagna: 243 mila euro di raccolta media per l’equity, 9 mila per il lending.

E per il 2017 si attendono fuochi d’artificio!

28 gennaio 2017

Autore: Michele Giorni

Il Trumpenomic che infiamma le borse: fuoco di paglia?

L’euforia degli investitori è tangibile.

Ma qualche analista finanziario sta già parlando di un concreto rischio bolla speculativa.

Il fatto che il DJ sia volato oltre i 20.000 punti può trovare diverse giustificazioni: senz’altro le proposte del nuovo presidente USA (taglio tasse e investimenti in infrastrutture) sostengono le quotazioni.

Ma c’è di più: alcuni analisti puntano il dito sui buyback (acquisto azioni proprie), favoriti fino ad oggi dal basso costo del denaro.

Insomma pochi fondamentali.

Infine qualcuno fa notare che il rapporto tra la capitalizzazione totale delle Borse Usa e Pil statunitense è arrivato al 128%: segno di fortissima sopravvalutazione del listino.

26 gennaio 2017

Autore: Michele Giorni

 

Google frena sulle auto a guida autonoma.

John Krafcik, numero uno di Waymo (Google): a un veicolo totalmente autonomo in qualsiasi condizione si arriverà molto lontano nel tempo, e forse addirittura mai. 

Il vantaggio degli esseri umani sui computer è l'enorme capacità di adattarsi all'ambiente circostante.

Anche senza righe orizzontali sulla strada e con un tempo orribile, il nostro cervello è in grado di costruirsi un modello per capire dove va la strada.

Il manager ha parlato esplicitamente più volte di “test per arrivare al livello quattro di automazione” (guida autonoma, ma non in qualsiasi situazione), anche se all'orizzonte resta comunque la “piena autonomia”.

21 gennaio 2017

Autore: Michele Giorni

Il downgrade italiano fa male alle banche.

DBRS ha tagliato il rating a BBB e la decisione costerà molto cara alle banche italiane.

Quando queste chiederanno prestiti alla BCE dando in cambio BTP italiani in garanzia, otterranno meno denari che in passato, a parità di titoli consegnati.

Francoforte infatti, nello stabilire l’ammontare di titoli di Stato che gli istituti devono fornire come garanzia prende in considerazione il giudizio migliore tra quelli delle maggiori agenzie di rating.

DBRS era l’ultima grande agenzia di rating a mantenere l’Italia in zona “A”…

17 gennaio 2016

Autore: Michele Giorni

Alitalia: in arrivo un piano di risanamento ex. Art 67 comma 3 lett. D L.F.?

Grande fermento in casa Alitalia: si parla di risanamento (per l’ennesima volta), esuberi (fino a 4.000), sdoppiamento della compagnia.

Quest’ultimo punto sembra essere il fulcro del nuovo piano industriale che vedrebbe, nel medio lungo periodo, un ritorno all’utile: vi sarebbe Alitalia 1 vettore low cost per il breve raggio e Alitalia 2 vettore tradizionale per il medio lungo.

I grandi azionisti (banche) non si fidano del piano industriale e chiedono a gran voce la nomina di due advisor, in attesa probabilmente di presentare un piano ex. Art. 67 L.F.

Intanto la compagnia perde oltre 1 mio al giorno ed Etihad, unico azionista a voler mettere altro capitale ha le mani legate…

11 gennaio 2017

Autore: Michele Giorni

Caso MPS: ma che fine ha fatto il bail-in?

E’ lo stesso Financial Times a parlare esplicitamente di bailout.

Eppure in teoria, la banca doveva salvarsi senza aiuti di stato.

I vertici della banca e le autorità italiane si sono appellate ad una clausola della Bank Recovery and Resolution Directive (BRRD) che consente l’ingresso dello Stato in una banca con capitali pubblici qualora l’istituto in questione, ancora solvente, abbia riportato un risultato negativo agli stress test.

Ma MPS può essere considerata solvente?

Ad ogni buon conto questo è un episodio che farà da precedente per molte situazioni analoghe nel Vecchio Continente…

9 gennaio 2017

Autore: Michele Giorni

L’Italia che investe nell’Italia: il caso NeroGiardini.

La società compra l’ex zuccherificio Sadam e investe 40 mio €.

A Campiglione, nelle Marche, su un’area di 230mila mq nasceranno il quartier generale del gruppo, l’outlet e una logistica di ultima generazione, che permetterà di effettuare riassortimenti fino al singolo paio di scarpe.

Questo rappresenterà un interessante servizio aggiuntivo destinato al retail.

Nonostante il numero uno dell’azienda, Enrico Bracalente, guardi con molta attenzione ai mercati esteri, la costruzione del nuovo polo produttivo avverrà nella Marche, terra d’origine dell’imprenditore.

5 gennaio 2017

Autore: Michele Giorni

Pirati all’arrembaggio: arriva la cyber insurance!

La rinnovata sensibilità delle aziende rispetto ai temi della sicurezza informatica ha dato un forte impulso a questo nuovo mercato assicurativo.

I sinistri di tipo informatico sono caratterizzati dall’immaterialità.

Colpiscono beni non tangibili, ma comunque funzionali ed indispensabili allo svolgimento di una qualsiasi attività.

Il vero problema è: come quantificare il danno e quindi quanto risarcire il cliente?

Si ipotizzi un cyber attacco che cancella un database clienti.

Se è assai difficile quantificare il valore del database come asset patrimoniale, è invece direttamente quantificabile il costo a cui va incontro l’azienda a causa della perdita di tali informazioni.

2 gennaio 2017

Autore: Michele Giorni

Brexit ...non tutto il male viene per nuocere!

Dopo la fuga di numerosi istituti di credito la Gran Bretagna vede l’arrivo di un colosso: McDonald’s sposta la sede a Londra.

In gergo tecnico si chiamano i tax surfers: queste sono le aziende che rincorrono vantaggi fiscali spostando la propria sede altrove.

Il colosso del fast food sposta la sua sede dal Lussemburgo a Londra.

In una nota spiega questa decisione “a causa del numero significativo di personale con sede a Londra, per la lingua, e per le connessioni con altri mercati”, ma la sensazione è che il management sia molto sensibile agli annunci di riduzione della tassazione del premier britannico.

15 dicembre 2016

Autore: Michele Giorni

Coop Italia e il vantaggio di essere… il first mover!

L’azienda rivoluziona il business di riferimento mixando sapientemente il modello tradizionale e l’internet of things.

Con la combinazione di tradizione ed una piattaforma cloud di Microsoft, il supermercato del futuro arriva a Milano per rispondere alla fame di informazioni dei clienti.

I valori nutrizionali, l’origine, gli allergeni e la stagione di raccolta del prodotto sono ora facilmente fruibili, grazie all’idea innovativa di Accenture, attraverso scaffali interattivi con tecnologia Kinect (la stessa impiegata per l’Xbox).

La rivoluzione è appena cominciata!

8 dicembre 2016

Autore: Michele Giorni

Benetton: c’era una volta United Colors…

Negli ultimi 5 anni l’azienda veneta ha perso 280 milioni: cade la testa di Alessandro Benetton.

Anche il 2016 dovrebbe chiudere con una perdita attorno ai 40-50 milioni.

L’azienda si è infilata in un tunnel dal quale non riesce ad uscire.

I costi, nonostante i tagli effettuati, non tengono il passo con la frenata dei ricavi.

La concorrenza è sempre più agguerrita e Zara ed H&M sono ormai leader indiscussi del mercato.

Zara fa di utili più del doppio del fatturato di Benetton.

Notizie che fanno impallidire.

Poco importa che Benetton abbia una struttura patrimoniale in grado di assorbire ulteriori perdite.

3 dicembre 2016

Autore: Michele Giorni

“Do ut des”: con l’Europa non funziona.

Conti alla mano nel 2015 l’Italia ha dato 14 miliardi di euro all’Europa e ne ha ricevuti 11.

E non è la sola.

Una recente classifica mostra il saldo dei trasferimenti tra i singoli stati e l’Europa.

E i dati che emergono sono di estremo interesse.

A fare compagnia all’Italia vi sarebbero Belgio, Francia, Germania, Olanda, Regno Unito.

La Germania da sola, copre il proprio fabbisogno e quello della Polonia.

Ma guardiamo al caso italiano e indaghiamo in merito alle cause: forse che non siamo capaci di progettare iniziative finanziate da fondi europei?

28 novembre 2016

Autore: Michele Giorni

La Facebook Bank: e il mondo del credito trema.

Non è l’ennesima bufala: c’è di mezzo una licenza bancaria che potrà essere utilizzata nella UE.

Via libera dall’Irlanda, dopo ben due anni di attesa. L’autorizzazione prevede che una società sussidiaria, di cui non è ancora noto il nome, potrà proporre soluzioni finanziarie legate alla gestione dei pagamenti e potrà anche emettere moneta elettronica, così come trasferire crediti nei Paesi europei.

Gli utenti potranno disporre di un vero e proprio conto corrente, qualcosa di diverso da un banale borsellino di crediti interni da usare per l’acquisto di beni virtuali.

23 novembre 2016

Autore: Michele Giorni

 

Scandali finanziari: il turno di Wells Fargo.

La terza banca degli Stati Uniti, travolta da un maxi scandalo licenzia i 5.300 dipendenti coinvolti.

Cosa è successo?

Oltre 2 milioni di conti e carte di credito sono stati aperti all'insaputa dei clienti per gonfiare i dati e raggiungere importanti target di vendita.

Cade la testa dell’ex ad Stumpf insieme a quella di 5.300 dipendenti.

Al termine di un’inchiesta condotta dalla Consumer Financial Protection Bureau le è stata inflitta una maxi multa da 185 mio di dollari.

Si tratta della multa più alta che l’ufficio abbia mai inflitto….

18 novembre 2016

Autore: Michele Giorni

Il ruggito della tigre celtica: ah no, è un miagolio.

Pochi anni dopo la profonda crisi ecco che l’Irlanda mostra livelli di crescita da far impallidire i paesi asiatici.

Ma è tutto vero?

Il Prodotto Interno Lordo nel 2015 è cresciuto del 26%.

Cifra sbalorditiva, soprattutto se confrontata con la situazione di crisi di pochi anni prima.

Tuttavia si tratta di un grande effetto ottico: i numeri di partenza sono assai piccoli, inoltre la crescita è dovuta all’arrivo in massa di multinazionali che spostano la sede operativa per approfittare delle bassissime aliquote fiscali, piuttosto che alla crescita reale di imprese domestiche.

Sposta la sede iTtunes? Pil +4,2%.

16 novembre 2016

Autore: Michele Giorni

La gig economy rispetti le regole! Giusto che lo stato intervenga.

Sembrerebbero le parole di un esponente del sindacato, invece provengono da John Hughes, presidente di Just Eat.

Essere globali non significa essere senza regole.

Bisogna comportarsi da buoni cittadini, pagare le tasse e trattare equamente i lavoratori.

Così tuona deciso il presidente di Just Eat, azienda leader nel settore della spedizione pasti.

L’azienda opera oggi in 15 paesi ed ha affiliato al suo network 64.000 ristoranti (4.800 solo in Italia).

Hughes non sembra spaventato da un aggiustamento del costo del lavoro, cosciente del fatto che i pony express sono cruciali per la crescita dell’impresa.

8 novembre 2016

Autore: Michele Giorni

Finanza creativa made in Alitalia.

Secondo il piano industriale il 2016 si dovrebbe chiudere a -44 mio: servirebbe un aumento di capitale ma Etihad ha le mani legate dalla normativa.

La normativa UE impedisce a Etihad di sfondare il muro del 49%. L’altro socio CAI (Compagnia Aerea Italiana, col 51%) non ci pensa nemmeno a sottoscrivere un aumento.

Ecco l’idea: Alitalia cede gli slot ad Etihad dell’aeroporto di Heathrow, garantendosi una bella plusvalenza da 40 milioni di euro.

Alitalia d’ora in poi pagherà un canone di affitto ad Etihad per volare sull’aeroporto londinese.

E il bilancio è salvo…. o quasi.

26 ottobre 2016

Autore: Michele Giorni

Il Samsung Galaxy Note 7 brucia il PIL della Corea

Ebbene sì: il governatore della Banca di Corea ha riconosciuto che il flop del famoso smartphone avrà un impatto negativo su economia ed esportazioni.

Restano confermate le attese di crescita del PIL per il 2016: +2,7%.

Tuttavia, sono state tagliate le attese di crescita per il prossimo anno: da +2,9% a +2,8%.

Samsung è già corsa ai ripari, grazie ad una politica pro-attiva finalizzata a riconquistare la fiducia dei consumatori: sta offrendo incentivi diversificati a tutti i possessori di Note 7 che prevedono anche la possibilità di sostituire il telefono con quello di altri marchi (compreso l’acerrimo nemico iPhone).

Anche se molti analisti giudicano tali valutazioni troppo ottimistiche (calo export mese di settembre -5,9%).

19 ottobre 2016

Autore: Michele Giorni

Twitter: c’è ben poco da cinguettare.

Sembra lontanissimo quel 26 dicembre 2013 quando il titolo quotava 73 dollari.

Ora fatica a raggiungere 20 dollari.

Che cosa è che non va?

Fondato nel 2006, è stato per numerosi anni il social con più seguito dopo Facebook.

Tuttavia un report di Bloomberg afferma che, dopo il sorpasso di Instagram e Whatsapp, Twitter avrebbe un numero di utenti attivi giornalieri inferiore anche a Snapchat.

Si parla di 150 milioni per quest’ultimo contro i 140 milioni di utenti che cinguettano.

Forse pochi caratteri = big data meno interessanti da vendere?

13 ottobre 2016

Autore: Michele Giorni

Easyjet in picchiata: profit warning.

Per la prima volta dal 2009 la compagnia aerea low cost prevede di chiudere l’anno con utili in ribasso. Da inizio anno il titolo ha perso il 46%.

Sembra che una lunga serie di sventure si sia abbattuta sulla compagnia aerea. Prima l’effetto attacchi terroristici, poi la brexit.

L’esercizio chiuso il 30 settembre mostra un utile ante imposte in contrazione del 28%.

Notizie negative anche per il prossimo anno: il deprezzamento della sterlina potrebbe generare un danno per i conti di Easyjet prossimo ai 90 milioni di sterline.

7 ottobre 2016

Autore: Michele Giorni

Norvegia: dove finanza fa rima con lungimiranza!

I prezzi bassi del petrolio riducono le immissioni di denaro nel fondo sovrano più grande del mondo: il governo decide per una stretta della spesa.

La Norvegia, è noto, gestisce il fondo sovrano più grande al mondo, la cui dotazione è 790 miliardi di euro.

Una cifra incredibile che è frutto di anni di proventi sul petrolio e di gestione finanziaria profittevole.

Tuttavia nell’ultimo esercizio, complice il calo petrolio, i prelievi del fondo hanno superato le immissioni: e così il governo, con grande coraggio, ha deciso per una riduzione della spesa pubblica.

La Norvegia si prepara ad una fase delicata ove dovrà garantire con fatica uno stato sociale generoso.

4 ottobre 2016

Autore: Michele Giorni

Damodaran: "Dedica più tempo al calcolo del cash flow, meno al Wacc!"

Così si esprime il professore americano noto in tutto il mondo, parlando di valutazione d’azienda e business plan.

Uno dei metodi di valutazione d’azienda più utilizzati è quello che attribuisce valore all’azienda in base alla sua capacità prospettica di generare flussi di cassa (DCF).

In base a tale teoria il valore dell’impresa è pari alla sommatoria dei flussi opportunamente attualizzati ad un tasso che viene definito weighted average cost of capital.

Con grande pragmatismo Damodaran fa notare che sulla valutazione ha maggior peso una corretta quantificazione dei flussi, piuttosto che del tasso.

28 settembre 2016

Autore: Michele Giorni

La banca più antica fa la più grande cartolarizzazione della storia.

Questo è il caso del Monte dei Paschi di Siena che, sulla strada del risanamento, prevede una operazione da 27 mld di euro.

Lo storico istituto nato nel 1472 si appresta a collocare la più grande cartolarizzazione di non performing loans mai fatta in Europa e nel mondo.

Tecnicamente si costituirà una società veicolo che acquisterà dal Monte i NPL con i denari provenienti da un prestito ponte.

In un secondo momento il finanziamento ponte sarà sostituito da obbligazioni (ABS).

Scettici alcuni analisti che affermano: “Il mercato insegna una cosa: più devi vendere, meno incasserai”.

24 settembre 2016

Autore: Michele Giorni

I fondi si dirigono sulle startup dell’intelligenza artificiale: raccolta 2,4 mld

Numeri da capogiro se confrontati con quelli del recente passato: nel 2011 si parlava di 282 mio di dollari

E’ ormai universalmente riconosciuto che l’intelligenza artificiale sia uscita dai laboratori per entrare con prepotenza nella nostra vita quotidiana.

Uno dei principali motori dell’espansione dell’intelligenza artificiale è l’interazione con gli esseri umani.

Il futuro non saranno però le app, ormai anche troppo numerose ma i chatbot: questi sono sistemi che consentono di fare acquisti e gestire servizi direttamente in chat.

20 settembre 2016

Autore: Michele Giorni

Sanofi & Henkel: bond con rendimenti negativi.

Adesso gli investitori anziché ricevere un rendimento dall’investimento devono pagare per aver effettuato l’investimento: un mondo al contrario.

Da quando ha iniziato il programma di acquisti di corporate bond lo scorso giugno, la BCE ha sottoscritto circa 20 miliardi di titoli sul mercato secondario.

Da quell’istante è iniziata la progressiva discesa dei rendimenti sino a sfondare la soglia psicologica del territorio negativo.

Anche la Bank of England ha annunciato misure simili all’Eurotower.

Il mercato dei corporate bond in sterline è improvvisamente risorto e ad agosto ha toccato il massimo storico di sempre.

17 settembre 2016

Autore: Michele Giorni

 

Uber sa ancora stupire: nel futuro self driving taxi!

La società dimostra che il cambiamento è nel suo dna: in base agli analisti, i taxi privi di conducente potrebbero arrivare attorno al 2020.

Comprensibile lo sgomento dei 1,5 milioni di autisti che hanno reso possibile la crescita esponenziale della società.

Eppure Uber dal canto suo è stata assolutamente trasparente annunciando a viso aperto una partnership da 300 milioni di dollari con Volvo con lo scopo di sviluppare congiuntamente dei veicoli completamente automatici.

Tuttavia l’amministratore delegato sembra al momento escludere che Uber possederà direttamente la flotta di autoveicoli.

14 settembre 2016

Autore: Michele Giorni

La corsa delle banche verso il Bitcoin.

Un consorzio di istituti di credito dichiara l’intenzione di creare una propria moneta virtuale.

Ubs fa da capofila e a seguire vi sono la Bank of New York Mellon, le altre banche europee Deutsche Bank e Santander, il broker Icap.

L’innovativo sistema di pagamenti e settlement delle transazioni sui mercati finanziari ricorre alla tecnologia “blockchain”, considerata particolarmente sicura e a prova di pirateria informatica.

L’obiettivo di una simile rivoluzione nei sistemi di pagamento è quello di generare una semplificazione e maggior efficienza che si tradurrebbe in costi significativamente inferiori.

10 settembre 2016

Autore: Michele Giorni

Campioni di perfomance: old economy batte new economy!

Non si parla di Google o Apple ma di Domino’s Pizza, che nel giro di pochi anni ha visto decuplicare il suo valore di quotazione nella borsa di New York.

Società fondata nel Michigan nel lontano 1960, con un core business tradizionalissimo: vendita di pizza a domicilio.

Atterra sul listino di New York nell’estate 2010 a poco meno di 14 dollari per azione, quota in questi giorni 149 dollari.

Un poderoso rally di borsa che si basa su fondamentali molto solidi.

Nel 2010 il fatturato era pari a 1,4 mld $ mentre l’ultimo anno ha raggiunto i 2,3 mld $, con un utile netto prossimo al 10%, valore alquanto elevato per questo tipo di business.

5 settembre 2016

Autore: Michele Giorni

Auchan scopre che tagliare i costi...costa!

L’azienda, impegnata in un faticosissimo rilancio, taglia il costo del personale da 358 a 322 mio.

Ma il conto dell’operazione, tra esodi incentivati e altro, è salato: 45 mio.

Il 2015 è stato per Auchan un annus horribilis: ricavi in picchiata e perdita monstre.

Nel canale ipermercati Auchan spa ha realizzato ricavi per 2,087 miliardi (da 2,48 miliardi dell’esercizio precedente) e 126 milioni di perdita (da -46 milioni).

Sma (supermercati) si è difesa con ricavi per 1,99 miliardi (2,02 miliardi) e 65 milioni di perdita (da -98 milioni).

Tutto ciò ha condotto ad una dolorosa riorganizzazione con l’obiettivo di ottenere efficienze operative.

2 settembre 2016

Autore: Michele Giorni

Brexit fa bene alle vendite!

Nonostante le previsioni catastrofiche, la fiducia dei consumatori britannici, dopo il referendum, è alta: le vendite al dettaglio segnano un +1,5% nel mese di luglio, portando l’incremento su base annua al +5,9%.

I dati sono stati divulgati dall’Istituto Nazionale di Statistica (Ons), che mette in luce una inversione di tendenza rispetto al mese di giugno dove si era assistito ad un calo delle vendite pari al -0,9%.

In base alla ricerca, bel tempo e sterlina in calo hanno contribuito in maniera considerevole al risultato.

Forse che la Banca d’Inghilterra sia stata troppo frettolosa nel procedere con un ulteriore taglio dei tassi e a riavviare il quantitative easing?

30 agosto 2016

Autore: Michele Giorni

L’Italia piace agli investitori: Ryanair mette 1 miliardo sul tavolo.

L’esercizio 2017 sarà per la compagnia aerea, la più grande scommessa di sempre sull’Italia: 10 nuovi aeromobili, 44 nuove rotte, un incremento di passeggeri previsto pari a 3 milioni.

Lo ha annunciato Michael O’Leary, CEO della compagnia, in una conferenza stampa con il ministro dei trasporti italiano.

L’investimento avrà importanti ricadute a livello occupazionale che vengono stimate in 2.250 nuove assunzioni.

Determinante sarebbe stata la decisione da parte del governo italiano di annullare l’incremento della tassa municipale di 2,5 € per biglietto e l’adeguamento delle linee guida aeroportuali alla normativa comunitaria.

28 agosto 2016

Autore: Michele Giorni

Quando il Big Mac diventa un indice...

L'indice Big Mac è un indicatore di comparazione delle valute.

L'assunto di fondo è che il tasso di cambio tra due valute dovrebbe tendere naturalmente ad aggiustarsi in modo che un paniere di beni abbia lo stesso costo in entrambe le valute.

Il bene preso in considerazione è il panino Big Mac.

Esempio: la Svizzera è il paese in cui il Big Mac, a parità di potere d’acquisto, costa di più, 6.44 dollari, ancora di più degli Stati Uniti dove il prezzo è di 4.22 dollari.

E che significa?

Se si calcola il rapporto tra il prezzo in dollari del Big Mac in Svizzera e quello negli USA, si ottiene 1.52, che dovrebbe essere il tasso di cambio franco svizzero/dollaro per ottenere parità di potere d’acquisto.

Con 1 dollaro, però, oggi si comprano 0.98 franchi svizzeri, il che significa che la valuta elvetica è sopravvalutata rispetto a quella americana.

24 agosto 2016

Autore: Michele Giorni

 

 

Bond market: rendimenti compressi, ma forti capital gain.

Quantitative easing e politiche espansive hanno compresso i rendimenti, ma hanno spinto verso l’alto il valore di azioni e bond.

Si guardi l’esempio dei BTP: il BTP con cedola 3,75% che scade a maggio 2021 quota oggi 116 euro.

Durata 7 anni, emesso nell’ottobre 2013 al prezzo di 100.

Naturalmente chi volesse acquistarlo ora non farebbe un grande affare: sborsando 116 vanificherebbe il beneficio della cedola (ecco perché si parla di rendimento zero).

Il vero affare lo ha fatto chi ha comprato all’emissione: può decidere di godere altri 4 anni di cedole, oppure vendere adesso e ottenere un capital gain del 16%.

22 agosto 2016

Autore: Michele Giorni 

Il bottino di Facebook.

Zuckerberg mette a tacere il pessimismo di molti analisti che non troppo tempo fa lamentavano le scarse performance del social network.

2,06 miliardi di utile: questa la cifra monster dell’utile di Facebook guardando ai dati della semestrale.

Dati triplicati rispetto all’esercizio 2015.

Il volume d’affari è aumentato del 59%.

Numeri impressionanti, soprattutto se confrontati con la media del settore high tech: frena anche l’inossidabile Apple.

La crescita è guidata dalla raccolta pubblicitaria sul mobile.

Positivi anche gli sviluppi della App di condivisione foto Instagram nonostante l’agguerrita concorrenza di Snapchat.

16 agosto 2016

Autore: Michele Giorni

Mutuo con tasso negativo? No al rimborso!

La Corte di Giustizia Europea si è espressa con chiarezza: le banche non sono tenute a rimborsare i mutuatari in caso di tassi negativi.

In risposta ad una istanza delle banche spagnole la Corte si è così espressa, andando a sancire un principio che farà da precedente per tutti gli stati europei.

Una pronuncia assai attesa che mette fine ad un clima di incertezza generale che aleggiava in Europa: tutto è nato a inizio 2016 in Danimarca, dove le banche hanno cominciato a rimborsare i clienti con mutuo a tasso variabile.

Un rischio importante che, per la sola Spagna ammontava, in base a delle stime di Reuters, a 8 miliardi di euro.

13 agosto 2016

Autore: Michele Giorni

Price/Earning: fresche notizie da Goldman Sachs.

Il rapporto tra prezzo dell’azione e utile, impiegato dagli investitori, ha raggiunto un picco estremamente elevato.

Dal terzo trimestre del 2011 sullo S&P500 l’indicatore sarebbe aumentato di circa il 75%: si è passati da un rapporto di 10X al valore 18X.

Nella storia si contano due performance simili: tra il 1984-1987 (+111%) quando poi si ebbe un crollo improvviso nel giorno del Black Monday e tra il 1994-1999 (+115%) con la successiva esplosione della bolla internet.

Si deve quindi temere un nuovo crollo?

8 agosto 2016

Autore: Michele Giorni

Col senno di poi: quando Yahoo rifiutò di comprare Google per 1mio $.

La recente acquisizione di Yahoo da parte di Verizon mette in luce particolari molto interessanti sulla storia dell’ormai ex leader delle ricerche online.

Si narra di una cena a Palo Alto avvenuta nel lontano 1998 tra i manager di Yahoo e i giovanissimi Larry Page e Sergei Brin, fondatori di Google.

I ragazzi avevano sviluppato un brevetto che rivoluzionava il funzionamento dei motori di ricerca ed erano allettati da una possibile cessione. Tra una portata e l’altra emerse la cifra richiesta dai due: un milione di dollari.

Ma Yahoo abbandonò il tavolo, senza lasciare margine di trattativa.

E la storia moderna cambiò definitivamente.

5 agosto 2016

Autore: Michele Giorni

 

Brexit: l’occasione da non perdere.

Secondo KPMG vi sarebbero circa 65.000 dipendenti di banche d’affari che, non coprendo ruoli di front office, potrebbero essere ricollocati altrove: magari a Milano.

Accanto agli scenari più catastrofici prospettati da molti analisti, c’è chi giustamente vede in questo scenario una grande opportunità da non perdere: è KPMG che attraverso una sua ricerca quantifica in 65.000 i dipendenti che potrebbero essere spostati altrove, in conseguenza alla chiusura degli Headquarters londinesi.

Non solo: tale passaggio potrebbe rappresentare una opportunità per molti investitori del real estate che potrebbero trovare occasioni interessanti nella abbandonata città di Londra.

2 agosto 2016

Autore: Michele Giorni

In rosso l’Ente Nazionale Idrocarburi (ENI).

Report di bilancio del primo semestre 2016 alla mano, l’ENI chiude con una perdita importante di 1,24 miliardi di euro. Cosa è successo?

A pesare il contesto internazionale, con il prezzo del barile che ormai sfiora i 40 dollari.

Cifre importanti, soprattutto se confrontate con l’esercizio precedente: all’ultima riga del conto economico vi era un utile pari a 735 milioni.

L’amministratore delegato (Claudio Descalzi) minimizza, evidenziando la performance superiore rispetto alle attese in termini di greggio prodotto.

E rincara la dose confermando la proposta di un acconto sul dividendo pari a 0,4 euro per azione.

1 agoto 2016

Autore: Michele Giorni

Oi: la bancarotta più grande del Brasile.

Oi, la società di telecomunicazioni brasiliana, balzata agli onori delle cronache per una possibile fusione con Tim Brasil dichiara bancarotta.

L’esposizione complessiva nei confronti del ceto bancario ammonta a 17 miliardi di euro.

Gli ultimi due anni di inarrestabile recessione hanno messo a dura prova moltissime aziende.

Il primo trimestre si è chiuso con un rosso da 459 mio € mentre l’esercizio 2015 ha visto una perdita monster di 1,4 miliardi di euro.

A causare la crisi aziendale la forte discesa dei consumi e la necessità di investire ingenti risorse per espandere e rendere efficiente la rete.

28 luglio 2016

Autore: Michele Giorni

La corsa contro il tempo degli orologi Swatch.

Il primo semestre 2016 dell’azienda svizzera porta risultati deludenti: il fatturato segna -11,4% e l’utile -52%, fermandosi a quota 263 milioni.

Tuttavia la Borsa di Zurigo sembra aver già prezzato questi risultati, peraltro attesi, per cui la quotazione del titolo è rimasta pressoché stabile dopo la comunicazione dei dati di bilancio.

E’ un momento estremamente delicato per gli orologi svizzeri, le cui vendite sono penalizzate da un franco svizzero fortemente rafforzato e dagli attacchi terroristici in Europa che pesano su turismo e vendite.

Oppure nel futuro c’è posto solo per activity tracker e wearable dalle svariate funzionalità?

25 luglio 2016

Autore: Michele Giorni

Una buona notizia, non fa notizia.

Così citava un autorevole giornalista economico che preferisce restare anonimo: parliamo dei fondi immobiliari inglesi!

Si è fatto un gran parlare, nei giorni scorsi, dei fondi immobiliari che hanno bloccato i rimborsi a coloro che vogliono uscire: è il caso di Aviva, Standard Life, M&G.

Era dai tempi di Lehman che non venivano messe in campo queste contromisure.

Tuttavia, questa situazione potrebbe celare una interessante opportunità per gli investitori stranieri che, approfittando della svalutazione della sterlina e dei tassi microscopici, potrebbero essere attratti dal mattone londinese.

19 luglio 2016

Autore: Michele Giorni

Perché gli spread sui mutui sono a terra?

E’ da tempo che gli istituti di credito applicano dei tassi di interesse rasoterra: è il business model bancario ad aver generato tale situazione.

Le banche infatti traggono profitto da: margine da interesse (interessi sui mutui), margine da servizi (legato a gestioni patrimoniali e sistemi di pagamento), proventi finanziari (compravendita di titoli).

Visti i tassi negativi, lo scarso rendimento di bond corporate e titoli di stato, l’area proventi finanziari non garantisce più la redditività di un tempo.

Il vero cavallo di battaglia è il margine da interesse: le banche fanno a gara per finanziare buoni prenditori, e giocoforza gli spread si comprimono.

16 luglio 2016

Autore: Michele Giorni

Parmacotto: uno scandalo annunciato?

Nel 2011 l’azienda ottenne da Simest (Società Italiana per le Imprese all’Estero) un finanziamento da 11 milioni grazie al bilancio 2010 non veritiero.

Ancora nel parmense, dove la ferita di Parmalat non si è ancora rimarginata, scoppia il caso Parmacotto.

Cosa è successo?

Sembra che alcuni milioni di euro di costi di gestione siano stati rinviati agli esercizi futuri, determinando un incremento del risultato economico.

Non di quello finanziario.

Difatti la lettura finanziaria del bilancio, che tiene in considerazione il risultato economico e le dinamiche patrimoniali, avrebbe potuto mettere l’analista di fronte alla situazione reale dell’azienda…

13 luglio 2016

Autore: Michele Giorni

Il Credito di Romagna e quella storia del cda rimosso.

Bankitalia rimuove il cda della banca: è il potere di removal, che viene applicato per la prima volta in Italia per prevenire situazioni di crisi.

Il Credito di Romagna ha una storia travagliata: già in amministrazione straordinaria dal 2010, ne esce ma a precise condizioni.

L’autorità di vigilanza chiede a più riprese una discontinuità a livello manageriale, auspicando una aggregazione che possa dotare la banca di strutture adeguate al presidio dei rischi.

Richieste a cui la banca ha evidentemente risposto in maniera non soddisfacente.

Da qui il removal di cda e sindaci che dovranno essere in toto sostituiti.

8 luglio 2016

Autore: Michele Giorni

Commerzbank ha i soldi sotto il materasso.

In un mondo di tassi negativi non solo i privati rinunciano ad investire la loro liquidità, ma anche le banche: e Commerzbank non è la sola.

Piuttosto che depositare i denari presso la BCE e dover pagare una commissione dello -0,40% (misura messa in campo per favorire i prestiti e stimolare l’economia) sembrerebbe che Commerzbank abbia preferito tenere i denari nel proprio caveau.

A farle compagnia vi sarebbe anche MunichRe, che avrebbe deciso di mantenere 10 milioni in contanti nelle sue riserve.

Che sia di buon auspicio per una ripresa degli investimenti nell’economia reale?

5 luglio 2016

Autore: Michele Giorni

Sopravvivere alla rivoluzione digitale: il caso Unieuro.

L’ A.D. dell’azienda, in occasione della convention annuale tra azienda ed affiliati è stato chiaro e diretto: o si cambia pelle o si è destinati ad uscire dal mercato.

Nelle intenzioni del management, i negozi diventeranno anche dei pickup points: il cliente effettuerà l’acquisto su internet e si recherà presso il negozio fisico per il ritiro.

La platea di affiliati non si è dimostrata particolarmente entusiasta (i prodotti acquisiti su internet e ritirati in negozio garantiscono un minor profitto al negozio).

Questo nonostante l’azienda garantisca il reintegro del fatturato mancante per il primo anno.

Ma il dado è tratto.

1 luglio 2016

Autore: Michele Giorni

Bloomberg commodity index: un motivo per essere ottimisti!

Questo indice, che rappresenta una media dell’andamento dei prezzi delle principali materie prime, segna un rialzo del 20% rispetto ai minimi toccati il 20 gennaio scorso.

Il dato è senz’altro positivo e mostra un generale risveglio del mercato.

E’ quello che in gergo viene definito un Bull Market (mercato in crescita) che si contrappone ad un Bear Market (mercato in calo).

Stiamo progressivamente uscendo da una fase di calo iniziata nel 2011 quando le grandi banche sono fuggite in massa dagli investimenti in commodities.

Tuttavia, molti investitori hanno perso questa opportunità, ancora scottati dal crollo del 2011.

17 giugno 2016

Autore: Michele Giorni

L’Arabia Saudita è causa del suo mal….pianga se stessa.

Il paese vara un importante piano per ridurre progressivamente la dipendenza da petrolio che non garantisce più la redditività di un tempo.

Dopo aver tenuto per molto tempo la produzione di greggio invariata, l’Arabia fa i conti: nel 2015, a causa del crollo dei prezzi, chiude l’anno con un deficit da 87 miliardi di dollari.

I nuovi target di investimento sembrano essere i promettenti giacimenti di uranio, oro e argento del paese.

A finanziare questa svolta strategica vi sarà il fondo sovrano che a sua volta trarrà risorse importanti da una cessione di una quota di minoranza del gruppo petrolifero Saudi Aramco.

16 giugno 2016

Autore: Michele Giorni

Mini bond, maxi delusione.

Numeri alla mano dal 2012 al 2015 si contano solo un centinaio di emissioni.

Dati pesanti per uno strumento che doveva favorire l’accesso ai capitali per le PMI.

A favorirne la scarsa diffusione l’incidenza delle commissioni e tassi mediamente elevati.

Ciononostante il mini bond si rivela uno strumento particolarmente valido per finanziare determinati tipi di imprese che investono ingenti risorse in circolante (es. aziende vitivinicole che affinano i vini in botte).

Ecco che la piccola Banca di Cherasco si lancia nei Roero Bond: i capitali raccolti serviranno a finanziare le imprese delle Langhe, con finanziamenti chirografi fino a 150.000 €.

8 giugno 2016

Autore: Michele Giorni

Venezuela: un biglietto di sola andata, grazie.

Inghiottito dal debito il paese sembra entrato in un vortice senza fine.

La compagnia aerea Lufthansa ha deciso di sospendere i voli verso il paese.

Dal 18 giugno voli sospesi tra Caracas e Frankfurt, ha reso noto la compagnia aerea.

Da un lato la domanda di voli fortemente scesa nel 2015 e nel primo trimestre 2016, dall’altro pesa la decisione politica del governo Maduro: ora è vietato cambiare gli utili maturati nel paese in dollari e non è più possibile inviare denaro all’estero.

Un destino che suona quasi come una beffa, per un paese ricchissimo di materie prime, che dispone delle principali riserve di greggio del mondo.

6 giugno 2016

Autore: Michele Giorni

Relationship based pricing: il nuovo modo di fare banca.

In un momento storico in cui è estremamente difficile trarre profitto dagli impieghi ecco che le banche sembrano scoprire una nuova risorsa: la clientela.

Con un mercato dominato da deflazione e tassi negativi il tradizionale business model bancario sembra non funzionare più.

Anche gli utili da finanza mancano all’appello: le banche rimpiangono ancora i tempi delle LTRO all’1% quando si facevano profitti sicuri comprando ricchi titoli di stato.

La clientela sembra essere l’ultimo asset in grado di generare profitto: da qui l’idea di consolidare sempre più il rapporto con essa, applicando prezzi specifici per ciascun cliente, legati all’utilità percepita dallo stesso.

1 giugno 2016

Autore: Michele Giorni

Reshoring: la storia della pecorella che torna all’ovile.

Sono già 120 le aziende italiane che tornano dopo aver delocalizzato: l’Italia è in questa classifica al secondo posto dopo gli Stati Uniti.

Il dato potrebbe essere addirittura sottostimato, perché è difficile da parte dell’imprenditore riconoscere un errore di strategia.

Nella metà dei casi ci si lascia alle spalle il Far East, ma in un caso su quattro si torna anche dall’Est Europa o dall’Europa Occidentale.

Tra le principali motivazioni che conducono al rimpatrio la necessità di offrire un miglior livello di servizio al cliente e la ricerca della qualità.

Da segnalare il fatto che alcune regioni, come le Marche, incentivano economicamente il ritorno delle imprese (200 mio €).

27 maggio 2016

Autore: Michele Giorni

Un buon bicchiere di whisky, per dimenticare tassi negativi & scarsi rendimenti!

Sembrano pensarla in questo modo al quartier generale della Diageo, dove per combattere i bassi rendimenti sul mercato hanno deciso di investire 500 milioni di sterline in whisky.

La Diageo, una delle più grandi multinazionali europee nel settore delle bevande alcoliche, ha deciso di cambiare radicalmente strategia: per sostenere il suo fondo pensione, caduto rovinosamente in deficit, ha ordinato che gli investimenti in bond sovrani della zona euro vengano sostituiti con botti di whisky scozzese invecchiato.

Si stima che l’investimento potrà avere un rendimento del 5% annuo (in termini di Internal Rate of Return).

25 maggio 2016

Autore: Michele Giorni

Alla Tesla Motors Inc. i conti non tornano.

Tesla rappresenta un esempio di investimento con Net Present Value negativo.

Ha senso investire in una operazione simile?

A guardare la sommatoria di tutti i flussi e deflussi connessi al progetto opportunamente attualizzati (NPV) sembrerebbe una follia investire in una operazione industriale come quella di Tesla.

Eppure qualcuno ha investito notevoli risorse, a ragion veduta.

Secondo la teoria delle opzioni reali, le perdite conseguite nell’investimento rappresentano il prezzo di una opzione, che attribuisce il diritto al detentore di intraprendere ulteriori progetti nel futuro.

18 maggio 2016

Autore: Michele Giorni

FMI & Assicurazioni tedesche: meglio tardi che mai.

Il Fondo Monetario Internazionale mette sotto osservazione le assicurazioni tedesche, che sarebbero tenute a garantire rendimenti fino al 3% sul ramo vita.

Sull’85% delle polizze ramo vita tedesche vi sarebbero rendimenti contrattualmente garantiti dall’1% fino al 3%: situazione quantomeno scomoda per le società di assicurazione che, per garantire tali rendimenti, dovrebbero trovare assets in cui investire altrettanto remunerativi.

Opportunità che, in un contesto di deflazione e tassi negativi, sono assai difficili da trovare...

15 maggio 2016

Autore: Michele Giorni

Risultato ordinario o straordinario? Questo è il problema.

Il principio contabile OIC 16, in consultazione sino ai primi di giugno, elimina la sezione proventi e oneri straordinari dal conto economico.

Adesso eventuali plusvalenze, legate ad esempio alla cessione di un immobile, verranno iscritte nella voce A5-Altri ricavi, comportando di fatto un mescolamento dei ricavi derivanti dal core business e dalla gestione straordinaria.

Questo determinerà un inquinamento del risultato in termini di MOL (ricavi meno costi operativi meno costo del lavoro).

Pertanto sarà più difficile identificare la reale capacità dell’impresa di generare valore a livello industriale.

11 maggio 2016

Autore: Michele Giorni

BCE: la legge non è uguale per tutti.

L’ultimo rapporto annuale della BCE solleva notevoli perplessità in merito all’imparzialità dei controlli; molti per chi eroga credito (banche italiane) pochi per chi vende derivati (banche tedesche).

Pochi sospetti, tanti dati.

Il rapporto indica come priorità il controllo del rischio di credito e non cita il controllo del rischio di mercato, tipico di chi fa trading e vende derivati.

Il 25% delle ispezioni del 2015 era legato al rischio di credito, il 5% a quello di mercato. Nel 2015, la Bce ha effettuato una AQR e uno stress test su nove banche, che sono passate sotto la sua supervisione diretta nello stesso periodo: il metodo utilizzato è il CET1Ratio che nuovamente penalizza chi eroga credito.

What else?

8 maggio 2016

Autore: Michele Giorni

Il gigante che scende dal piedistallo: il caso Goldman Sachs.

Dopo 150 anni di storia, la banca dei ricchi e potenti apre ai piccoli risparmiatori, attraverso la possibilità di aprire conti online.

Deciso cambio di rotta per la banca d’investimento, sulla scia dei risultati di bilancio catastrofici del primo trimestre 2016.

Gli utili sulla tradizionale attività di trading segnano un -37%.

Da qui la decisione di cambiare strategia.

Il tutto grazie alla piattaforma online GSBank.com.

Secondo il Financial Times le risorse raccolte dai risparmiatori verrebbero impiegate per supportare il progetto Mosaic, progetto in fase embrionale con l’obiettivo di sfidare sullo stesso terreno i big player del lending online.

5 maggio 2016

Autore: Michele Giorni

Blockchain: segnatevi questo termine!

Termine assolutamente sconosciuto, che a breve potrebbe rivoluzionare i nostri comportamenti e l’intero mondo della finanza.

La società torinese Reply è in prima linea nello sviluppo di questa tecnologia, nata dai Bitcoin, che promette di rivoluzionare transazioni e passaggi di proprietà. Dal sito Reply: «è registro transnazionale sicuro, condiviso da tutte le parti che operano all’interno di una data rete distribuita di computer. Registra e archivia tutte le transazioni che avvengono all’interno della rete, eliminando in definitiva la necessità di terze parti “fidate”».

Visa e Mastercard alla finestra: potenzialità enormi.

Qualcuno osa una previsione: questa tecnologia potrebbe fungere da notaio internazionale…

2 maggio 2016

Autore: Michele Giorni

Panama Papers: 41 anni per stampare tutti i documenti.

Questo il tempo necessario stimato dagli esperti: fortunatamente una startup di Malmö ha consentito, grazie alla sua tecnologia, di venirne a capo.

Nata nel 2007 in Svezia, Neo Technology ha ora sede a San Mateo in California e impiega circa 120 persone.

Sua la tecnologia che ha consentito di leggere in poco tempo 2,6 terabyte di documenti.

E’ vero, sul mercato vi sono altri software che consentono di trovare nomi all’interno dei documenti: ma la startup ha sviluppato un sistema di ricerca grafica, che, attraverso l’utilizzo di una ragnatela di linee, consente non solo di individuare nomi, ma di collegarli a documenti, eventi.

26 aprile 2016

Autore: Michele Giorni

Il diavolo veste Prada, la banca veste Google.

Widiba, la banca online del gruppo Montepaschi lancia il primo motore di ricerca nel banking e rivoluziona il mercato.

Il cliente Widiba, accedendo al sito, non si trova di fronte alla classica schermata del banking online, dove trova le diverse opzioni, dai movimenti in conto, alle carte, alle ricariche. Deve invece rispondere ad una semplice domanda: cosa vuoi fare?

Esattamente come succede quando si fa una ricerca con Google, il sito offre istantaneamente la risposta giusta al cliente.

Primi passi verso una svolta digitale che nel prossimo decennio modificherà radicalmente il tradizionale modello di banca.

23 aprile 2016

Autore: Michele Giorni

I Rockefeller abbandonano il petrolio.

Svolta green per gli eredi della dinastia: questi hanno recentemente comunicato l’intenzione di abbandonare il settore che ha fatto la loro fortuna.

Il fondo della famiglia Rockefeller ha annunciato in una nota che ritirerà tutti gli investimenti nella compagnia petrolifera ExxonMobil e nelle società che trattano carbone, gas e sabbie bituminose e di incrementare ulteriormente il settore “Investimenti socialmente responsabili”.

Sotto la lente la condotta di ExxonMobil che avrebbe lavorato negli anni per confondere l’opinione pubblica in merito al cambiamento climatico.

Tempismo particolare per questa rinnovata sensibilità ambientale, in un contesto difficilissimo per il greggio, che ha visto ridurre i pozzi americani da 1.609 del 2014 ai 354 dell’aprile 2016…

20 aprile 2016

Autore: Michele Giorni

Borse in attesa della Bad Bank? Ma cosa significa?

La bad bank sta ad una banca come una bad company sta ad una impresa.

In buona sostanza si tratta di una società creata ad hoc a cui si cedono degli attivi patrimoniali. Questa società si occupa esclusivamente della gestione degli stessi.

Nel caso della banca, si cedono crediti deteriorati (definiti come non-performing) alla bad bank. La soluzione della bad bank consente alla banca di rifocalizzarsi sul proprio business, riprendendo così l’attività tradizionale di concessione del credito.

Uno dei principali problemi legati al discorso bad bank è che il valore di realizzo dei crediti non è un dato certo.

C’è la possibilità che i crediti valgano meno di quanto ipotizzato, ma anche quella opposta che i crediti acquisiti consentano un guadagno alla bad bank.

Si deve, quindi, trovare un prezzo di equilibrio che sia sufficientemente basso per rendere l’operazione profittevole per la bad bank e sufficientemente alto da evitare ulteriori perdite alla banca cedente. Un problema non di poco conto.

Oggi si parla di soluzione a doppia garanzia: delle banche cedenti per una prima tranche e poi statale. 

La proposta prevede in sostanza che la banca cedente conceda alla bad bank una garanzia contro ulteriori perdite (legate all’andamento dei crediti non performing) fino ad un certo limite, e che scatti una garanzia statale oltre questa soglia. 
La banca cedente fissa così uno stop-loss e la bad bank può beneficiare di una garanzia di stato per le perdite oltre un certo limite.

25 gennaio 2016

Autore: Michele Giorni

 

Tweet @inFinance_it 27 gennaio 2016

Bad bank: accordo ma resta il nodo del prezzo della garanzia statale. Prezzo basso = aiuti di stato, alto = disincentivo #devilisinthedetail

Fai un mutuo! La banca ti paga.

Accade in Danimarca, dove vi sono dei mutuatari che a fine mese, anziché pagare interessi alla banca si vedono accreditare degli interessi attivi.

Questo fenomeno si verifica quando lo spread è inferiore al tasso di indicizzazione del mutuo a tasso variabile.

Oggi il tasso della Banca Centrale Danese è fissato a -0,65 per cento.

Se lo spread del mutuo è fissato ad esempio a 0,50 accade che il tasso complessivo del mutuo diviene -0,15 e la banca è costretta ad accreditare interessi sui denari prestati.

Potrebbe succedere in Italia?

Tecnicamente si, anche se è improbabile poiché gli spread medi applicati negli ultimi 10 anni sono oltre l’1%.

15 aprile 2016

Autore: Michele Giorni

Nozze fiscali: stretta dal tesoro Usa.

Il dipartimento americano del tesoro è intenzionato a varare delle misure volte a limitare le cosiddette inversioni fiscali.

Con inversione fiscale si intende una pratica secondo la quale una impresa decide di fondersi con un’altra, con sede in un paese a fiscalità privilegiata, e in un secondo momento decide di trasferire all’estero la sede fiscale.

Per ostacolare tali fughe, le misure allo studio sembrerebbero imporre che gli azionisti della società americana dovranno avere tra il 50% e il 60% dell’azienda nata dalla fusione, il che imporrà di ricercare un partner di taglia adeguata, scoraggiando fusioni “di comodo” con micro aziende estere. Al di sopra di tale percentuale vi saranno precise limitazioni.

15 aprile 2016

Autore: Michele Giorni

 

Banche in bilico tra solidità e redditività.

Dall’inizio dell’anno le banche italiane hanno perso il 37% del valore. In Europa si è perso il 25%

Cosa sta succedendo?

Il contesto macroeconomico è tra i peggiori che si possano immaginare per il sistema bancario: con i tassi a zero previsti per un lungo tempo le banche faranno i conti con bassa profittabilità.

Servirebbe una decisa ripresa degli impieghi verso la clientela: più affidamenti, maggiori utili.

In questa delicata situazione i regulators europei imprimono una forte accelerazione alla loro azione di regolamentazione prudenziale, chiedendo maggiori requisiti patrimoniali (che comprimono gli impieghi).

Per ora quindi: banche solide, ma con pochi utili.

9 aprile 2016

Autore: Michele Giorni

Popolare di Bari: la prima banca ad usare GACS!

La Banca pugliese sarebbe la prima ad utilizzare la garanzia statale nell’ambito della cessione dei crediti non performanti (NPL).

Il credito deteriorato rappresenta una importante zavorra per ogni istituto di credito.

Di norma, in tale contesto, si cerca di cedere tali crediti ad una società veicolo che compra i NPL e paga la banca cedente, consentendole di tornare liquida.

Per perfezionare l’acquisto il veicolo emette delle obbligazioni che cede sul mercato.

Per agevolare il veicolo in tal senso e ridurre il rischio in capo ai sottoscrittori, lo stato concede una garanzia pubblica (GACS) sulle obbligazioni senior emesse.

5 aprile 2016

Autore: Michele Giorni

CCT/CCTeu con tassi negativi: salvi i sottoscrittori.

È stata pubblicata in Gazzetta Ufficiale la circolare a firma del MEF concernente il calcolo delle cedole dei CCT/CCTeu in caso di tassi di interesse negativi.

Le recenti evoluzioni del mercato finanziario hanno condotto verso un absurd scenario: i tassi di interesse negativi.

Nel caso dei CCT che cosa accade?

Che il sottoscrittore acquista il titolo, prestando denari allo stato e attendendosi in cambio una remunerazione.

Ma in questa fase storica i tassi sono negativi e in teoria chi compra il CCT dovrebbe pagare una remunerazione allo stato anziché riceverla.

Il MEF ha precisato che in caso di interessi negativi il sottoscrittore del CCT non dovrà versare nulla.

1 aprile 2016

Autore: Michele Giorni

Il Brasile nuoce ai conti di Telecom Italia.

Il principio contabile IAS 36 impone di verificare che gli attivi di bilancio non siano iscritti ad un valore superiore a quello recuperabile.

In tal caso è necessario provvedere ad una svalutazione degli attivi, determinando un impatto sul conto economico aziendale.

Proprio questo manda in rosso i conti di Telecom Italia che avrebbe chiuso il 2015 con +150 milioni di utile.

Il motivo?

L’avviamento relativo alla Business Unit Telecom Brasile è stato svalutato di ben 240 milioni a causa del deterioramento del contesto macroeconomico del Brasile…

30 marzo 2016

Autore: Michele Giorni

I ricavi sono pura vanità! Il caso Banzai S.p.a.

Banzai è una dinamica internet company che vede tra i primi azionisti il fondatore Paolo Ainio e l’enfant prodige della finanza Matteo Arpe.

Che è successo a un anno dalla quotazione?

Dopo l’Ipo le promesse, a ben vedere, sono state mantenute: i ricavi sono saliti a 235 milioni.

Tuttavia il prezzo del titolo non fa che scendere ed oggi vale circa il 40% in meno rispetto alla quotazione.

La verità è che alla borsa il balzo dei ricavi non basta quando non è accompagnato da un incremento della redditività: il MOL (differenza tra ricavi, costi operativi, costo del lavoro) è infatti negativo. Revenue is vanity!

20 marzo 2016

Autore: Michele Giorni

 

Immobili, mutui ed espropri: facciamo il punto.

Via libera parlamentare con sì condizionato: adesso il governo dovrà scrivere di nuovo il decreto.

Le novità: numero di rate prima dell’esproprio, modalità di vendita, esdebitazione.

Dopo la 18esima rata non pagata o dopo il mancato pagamento di una percentuale del mutuo la banca potrà procedere con la vendita diretta dell’immobile senza il passaggio attraverso il giudice. Inoltre nella vendita diretta la banca deve valorizzare l’immobile al miglior prezzo possibile.

Infine: la cessione del bene comporta l’estinzione del debito del mutuatario anche se il prezzo dovesse essere inferiore al debito residuo nei confronti della banca.

Prezzo superiore? La differenza al mutuatario.

17 marzo 2016

Autore: Michele Giorni

Mutuo con tasso di riferimento negativo? Attenzione!

Se i tassi di riferimento sono negativi, lo spread concordato con il cliente deve partire dal valore negativo e non da zero.

Esempio: Euribor 3 mesi + spread 1% = -0,22% +1% = 0,78%.

La Banca d’Italia ha recentemente ammonito gli istituti di credito e li ha invitati a rispettare la normativa: nell’esempio di prima qualche banca aveva infatti applicato al cliente un tasso complessivo pari all’1%.

Tale comportamento è illegittimo se non viene precedentemente concordato nel contratto.

E se la banca ha applicato l’1% anziché applicare lo 0,78%?

Il cliente ha pienamente diritto a richiedere il rimborso di quanto pagato in eccedenza! 

15 marzo 2016

Autore: Michele Giorni

Ogni piscina sarà riempita di petrolio!

Così tuonava sarcasticamente il ceo di British Petroleum: immagine pittoresca per illustrare l’attuale sovrabbondanza delle scorte di petrolio.

Scorte sovrabbondanti negli Usa, in Asia, ma anche in Europa, dove al largo dell’Olanda vi sono 40-50 petroliere in coda in attesa di scaricare.

Bloomberg stima che le scorte in eccesso non saranno smaltite prima del 2021. Tuttavia, il mercato sembra essere indifferente a tali situazioni: dopo una breve fase di ribasso il prezzo del petrolio sta riprendendo quota.

Sullo sfondo la prospettiva di un accordo tra paesi Opec e non, finalizzato forse ad un taglio della produzione.

9 marzo 2016

Autore: Michele Giorni

Italia: il paese più virtuoso d’Europa.

Ebbene sì. Il Belpaese avrebbe il debito pubblico complessivo più basso dell’eurozona.

Questo in base alle ricerche del prestigioso istituto tedesco Stiftung Marktwirtschaft.

Se si considera il debito esplicito (eredità del passato e figlio del risultato del bilancio corrente) e debito implicito (obbligazioni future per pensioni, sanità, spese sociali, figlio di riforme attuate) l’Italia è l’unico paese in Europa a rispettare il famoso rapporto Debito/Pil del 60%, mentre la Germania è al 149%.

Perché allora l’Italia viene spesso bacchettata, come fosse l’eterna pecora nera?

Perché l’occhio miope, di chi ha ideato il fiscal compact, guarda solo al debito esplicito…

4 marzo 2016

Autore: Michele Giorni

L’instabile equilibrio del gigante cinese

Mentre in Europa si fanno i conti con la scarsa crescita, la Cina deve fare i conti con l’overcapacity del proprio tessuto industriale.

Ma cosa significa?

L’eccesso di capacità produttiva si manifesta già dal 2008: figlia della grande ambizione degli imprenditori, assecondata poi dai governi locali. Si innesca quindi un pericoloso circuito fatto di imprese, caratterizzate da dirigismo statale e che puntano al consenso creando posti di lavoro, che si indebitano per continuare a crescere col sempre più reale rischio di divenire insolventi (perché non riescono a cedere il proprio prodotto).

E infine il dumping: non si riesce a vendere nel mercato interno, si cerca di farlo sul mercato internazionale a prezzi spesso più bassi di quelli applicati sul mercato interno anche con manovre sul tasso di cambio.

27 febbraio 2016

Autore: Michele Giorni

Yahoo! Pronti per lo spezzatino.

L’ipotesi break up pare essersi concretizzata per una impresa da tempo in cerca di identità, caratterizzata da un vuoto strategico e da evidenti problemi di redditività.

Da alcuni giorni vi sono contatti con potenziali acquirenti per la possibile cessione delle attività core.

La fine dell’avventura di una azienda attiva dal 1995 sembra avvicinarsi: nel 2015 ha perso in borsa il 34% del proprio valore, da inizio 2016 un altro 10%. Attualmente l’azienda vale 28 miliardi di dollari, di cui ben 26 sono rappresentati dalla partecipazione nella cinese Alibaba.com. Segno tangibile del fatto che il mercato stia considerando l’internet company prossima al tramonto.

26 febbraio 2016

Autore: Michele Giorni

Proposte concorrenti & concordato: novità!

Il D.L. 83/2015 introduce la possibilità per i creditori di presentare proposte che vadano in concorrenza rispetto al piano di concordato presentato. Quindi?

Uno o più creditori rappresentanti almeno il 10% dei crediti hanno ora la possibilità di presentare, a certe condizioni, una proposta ed un piano che vada in concorrenza con quello presentato dal debitore.

La grande novità è che la proposta concorrente non deve essere necessariamente migliorativa rispetto a quella del debitore, ma può prevedere semplicemente modalità diverse di soddisfazione dei creditori.

Spazio forse per i creditori che vogliono comprare l’azienda del debitore a saldo?

17 febbraio 2016

Autore: Michele Giorni

Fabbrica 4.0: tra mito, propaganda e realtà

Il dibattito sull’industria 4,0 ha portato alla ribalta le riflessioni su cosa significhi essere una PMI di successo ed il ruolo che l’innovazione tecnologica ricopre per garantire tale successo nel tempo. 

In cosa consisterà realmente questa “quarta rivoluzione industriale” e quale impatto avrà sulle nostre imprese? Ha senso per le PMI investire in tecnologie abilitanti 4.0 irrigidendo la struttura finanziaria con il pericolo poi che il mercato vada in una direzione differente? Oppure sarebbe meglio investire sul Know-how del personale, sulla componente servizio che accompagna il prodotto, sulla tecnologia applicata ai processi o ai prodotti (quale per esempio lo sviluppo di internet of things)?

Il punto di vista di Ivan Losio, CEO di Sei Consulting, alla vigilia dell'inaugurazione dell'hub tecnologico "Sfida Italia 4.0" a Brescia.

10 anni di crisi - Gli effetti dell’isteria normativa sul mondo del credito.

Il presente articolo, lungi dal voler rappresentare un compendio di normative nonché dal voler assumere carattere di esaustività nel coacervo legislativo italiano ed europeo, nasce dal tentativo di fare un bilancio degli effetti che la mastodontica produzione di norme da parte dei Regulators europei ha avuto sulle banche italiane.

Lo “tsunami normativo” cui abbiamo assistito in questo decennio è andato, quindi, nella direzione giusta?

Autore: Ivan Fogliata

La rivoluzione dell’internet of things scompiglia anche il business model degli incubatori. Tutto da rifare?

La rivoluzione dell’internet delle cose (meglio noto come “internet of things” per gli anglofili) non solo sta rivoluzionando il mondo dell’industria e dei servizi informatici, ma sta anche sovvertendo in maniera radicale il mondo e il ruolo degli incubatori e del mondo del credito.

La nuova fase che si affaccia all’orizzonte vede il completo sconvolgimento degli attuali paradigmi.

Sconvolgimento, ma non sostituzione, in quanto nel mondo degli incubatori i modelli “push” e il nuovo paradigma “pull” andranno a convivere.

Ma cosa s’intende per paradigma “pull”?

Come devono quindi riorganizzarsi gli incubatori per affrontare le nuove sfide?

Autore: Ivan Fogliata

Il business model bancario: what’s next?

Gli otto anni di crisi economico finanziaria ci hanno resi avvezzi a termini del tutto “nuovi” per i non addetti ai lavori o semplicemente relegati ai volumi di macro e microeconomia per coloro che non sono più freschi di studi universitari.

Tali termini sono fra gli altri: stagflazione, disinflazione, deflazione, tassi negativi, cartolarizzazioni, embedded derivatives, credit default swap, non performing loans, CET1, bail out, bail in, disintermediazione, fintech, roboadvisor, blockchain e criptovalute solo per citarne i principali.

Ciò che però è probabilmente passato sottotraccia è che, di fatto, ognuno dei termini sopra riportati ha avuto in qualche modo impatto sugli intermediari finanziari, interessando in maniera differente le tre aree di business tipiche degli intermediari, in particolare di tipo bancario.

Quali sono quindi le tre aree di business che generano “ricavi” nel mondo creditizio?

  1. L’attività creditizia pura generatrice del margine d’interesse.
  2. L’attività d’intermediazione di prodotti e servizi che genera il margine commissionale.
  3. L’attività di gestione della tesoreria, ovvero della liquidità dell’intermediario generante i c.d. utili da finanza o da “voce 100” del bilancio bancario.

Ognuna delle aree è stata, ed è a tutt’oggi, impattata dai profondi cambiamenti che non solo la crisi ma anche la profonda innovazione nel mondo dell’intermediazione creditizia stanno apportando.

Questo articolo affronta i temi che interessano ognuno dei “business” degli operatori del credito.

Emerge un quadro a tinte chiaro scure sul futuro del mondo del credito, ove ognuna delle aree di business è stata seriamente impattata dai fenomeni portati dalla lunga crisi.

Autore: Ivan Fogliata 

La deflazione: uno spettro che aleggia sull'economia italiana?

Un vecchio adagio degli imprenditori del boom economico, degli anni della crescita vertiginosa del debito pubblico, degli anni della svalutazione della lira, così recitava: l'inflazione paga i debiti.

Oggi abbiamo a che fare con nuovi termini, prima relegati agli addetti ai lavori: stagflazione, disinflazione e, soprattutto, deflazione.

Ma di cosa si tratta?

Autore: Ivan Fogliata

Il monitoraggio del credito nella banca: i principali indicatori di anomalia andamentale.

In sede di valutazione del merito di credito di una azienda la banca fa ricorso ad una serie di informazioni che partono dall’ambiente di riferimento in cui il cliente opera e che, via via, sono focalizzate sempre più sugli aspetti attinenti ai valori specifici della singola linea di credito concessa dalla banca stessa.

Tale sistema di informazioni si può immaginare come strutturato su più livelli successivi. 

Possiamo distinguere le informazioni per l’analisi “fondamentale” che permettono di valutare la posizione competitiva e le capacità di performance dell’azienda da quelle per l’analisi “andamentale” che valutano le la qualità delle relazioni creditizie dell’impresa, ovvero come essa si comporta con le banche, i clienti, i fornitori, l’amministrazione finanziaria, i dipendenti, e, più in genere, con i portatori di interessi che entrano in relazione con essa stessa. 

Autore: Roberto Josè Tortorelli

 

Il controllo andamentale del rischio di credito nella banca.

L’esigenza primaria di una qualunque istituzione creditizia, una volta che il credito sia stato erogato, è quella del controllo della relazione affidata.

Ma come si svolge tale attività? Quali sono gli strumenti a disposizione?

Autore: Roberto Josè Tortorelli

 

Opinione su Abs e cartolarizzazione di mutui

"Abs, Mds: dagli Usa arriva anche in Europa la moda del rilancio dei derivati, molti legati proprio alla copertura di ipoteche sui mutui: si tratta di nuove opportunità per rilanciare il mercato o ci sono troppi rischi?"  

Autore: Vittorio De Pedys

I prodotti derivati: definizione, negoziazione e anomalie

Il contratto derivato è un “gioco a somma zero”: mediante la sottoscrizione del derivato l’acquirente ha l’obbligo (o la facoltà) di acquistare a scadenza il sottostante ad un determinato prezzo, mentre il venditore ha l’obbligo di consegnare il sottostante per ricevere il prezzo pattuito. Tale configurazione determina che i profitti dell’acquirente siano le perdite del venditore e viceversa.

Autore: Ivan Fogliata

Le nuove definizioni di E.B.A. di Credito Deteriorato, l’Asset Quality Reviews ed il meccanismo di vigilanza unico: quali impatti nel rapporto banche-imprese.

La crisi in essere ha comportato un forte deterioramento della qualità degli attivi bancari. Nel contempo è entrato in vigore il meccanismo di vigilanza bancaria unico, che rappresenta un passo molto importante per la creazione dell’unione bancaria europea.

Lo scenario è cambiato radicalmente.

In quale ambito si muovono oggi banche e imprese? Quali competenze devono sviluppare?

Autore: Roberto Josè Tortorelli

 

Politiche della BCE sui tassi negativi: quali effetti sul margine d’interesse delle banche?

A distanza di più di un mese dalle manovre del 10 marzo 2016, ci si interroga sugli effetti che tali manovre potranno avere sul margine di interesse degli istituti di credito.

Ciò che è indubbio è che il margine d’interesse sta vivendo un progressivo processo di compressione dovuto a più di un fattore, il primo dei quali la contrazione della domanda di prestiti ed il conseguente esacerbarsi della concorrenza.

E’ quindi lecito chiedersi quali effetti possa avere il TLTRO (targeted long term refinancing operation) che, nella sua veste del marzo 2016, arriva a garantire finanziamenti alle banche a tasso del -0,40%.

Potrà costituire un sollievo per i conti economici degli intermediari finanziari?

Quanto di tale risparmio verrà retrocesso alla clientela?

Autore: Ivan Fogliata

La centrale dei rischi di Banca d’Italia: lo specchio del comportamento creditizio delle imprese.

Le informazioni rilevate dalla centrale dei rischi di Banca d’Italia sono il “biglietto da visita” dell’impresa, dalla valenza determinante, soprattutto per le PMI e le micro imprese, rispetto ai dati contabili, sia nell’ambito del processo di accettazione del credito, che nelle fondamentali fasi della revisione e del monitoraggio.

Perché tali informazioni sono così importanti? 

Autore: Roberto Josè Tortorelli

Le incertezze tecniche emergenti dalla legge di stabilità 2014 e i "rimedi" consigliati dalla Banca d'Italia attraverso il documento di consultazione. Una soluzione a metà?

Riflessioni sul documento di consultazione della Banca d’Italia in merito all’attuazione dell’articolo 120, comma 2, del Testo Unico Bancario in materia di produzione degli interessi nelle operazioni 

Autore: Ivan Fogliata

L’informativa finanziaria avanzata nel rapporto Banche-Imprese

Alla luce del nuovo approccio della Banca Centrale Europea nel processo di Asset Quality Review, si rende necessaria un’ampia informativa finanziaria che l’impresa dovrà mettere a disposizione della banca.

Ma quale deve essere l’effettivo contenuto dell’informativa finanziaria come presupposto per un rapporto sano e trasparente con la banca?

Autore: Roberto Josè Tortorelli 

Banking business model e l’innovazione del Robo-Advisor: cosa attendersi?

L’innovazione finanziaria collegata alla tecnologia è un fenomeno talmente dilagante che ha condotto a coniare un nuovo neologismo: “internet of finance”.

Ma su cosa agiscono tali nuovi strumenti? È lecito attendersi importanti cambiamenti di sistema?

Esaminiamo il fenomeno del robo-advisor.

In Italia sono già presenti molti player quali: MoneyFarm, Yellow Advice di Che Banca! ed in parte AdviseOnly ed UltimoMiglio di Ifigest.

Molti altri stanno arrivando e si affacceranno al mercato a breve.

Possiamo parlare di grande eccitazione per un mercato di potenziale nicchia oppure della nuova frontiera sulla quale investire immediatamente prima che sia troppo tardi?

Autore: Ivan Fogliata

Terzo settore e Banche: un rapporto in evoluzione.

Cooperative Sociali, Onlus, Associazioni non-profit riconosciute, consorzi di imprese, Imprese Sociali: una galassia non nuova per il mondo bancario, ma a volte di difficile comprensione e inquadramento.

Si tratta di realtà appartenenti al settore privato contraddistinte da un modello di business in cui sull’obiettivo finanziario deve prevalere una missione sociale.

Contesti insoliti per gli operatori del mondo bancario, che si confrontano con bisogni legati a situazioni di disagio e marginalità sociali.

Ma è proprio in questo contesto che, negli ultimi anni, si è sviluppata un’imprenditoria sociale che sempre più si rivolge al sistema bancario in cerca di reperimento di fondi.

Autore: Sara Missaglia

Break Even economico ...o finanziario?

Il concetto di punto di pareggio o Break Even Point è una nozione utile per rispondere ad un semplice quesito: “quanto occorre fatturare al minimo per ottenere un reddito operativo almeno pari a zero?”.

Ma quest’informazione è sufficiente a considerare l’impresa in sicurezza?

Come cambia il break even point ove operassimo una sostituzione logica che prevede di sostituire i costi fissi con il concetto di uscite finanziarie fisse?

Autore: Ivan Fogliata

Perché riclassificare il Conto Economico a Valore Aggiunto & MOL?

Cosa significa riclassificare? Quali sono i motivi principali per cui si procede con una riclassificazione?

Autore: Michele Giorni

Decisioni razionali dal punto di vista economico

Quando una decisione è razionale dal punto di vista economico? 

Autore: Ivan Losio

Il moltiplicatore dei Costi Fissi

Il “moltiplicatore dei costi fissi” è la naturale evoluzione del concetto di margine di contribuzione e si determina quale rapporto fra l’unità ed il margine di contribuzione, quest’ultimo espresso in percentuale.

Esso rappresenta il fattore per il quale moltiplicare un incremento di costi fissi al fine di determinare il necessario incremento di fatturato necessario a coprire tale incremento di costi fissi.

Il moltiplicatore si presta, tuttavia, anche per calcoli inversi.

Come si evolve quindi il concetto di margine di contribuzione nel concetto di moltiplicatore dei costi fissi?

Non cercate il concetto di moltiplicatore dei costi fissi sui tradizionali libri di testo. …non lo troverete in quanto è un “piccolo” contributo alla cultura aziendalistica creato da inFinance. Speriamo vi risulti utile! 

Autore: Ivan Fogliata

L'Activity Based Costing per le PMI

 Quali sono gli assunti principali dell’Activity Based Costing e come si possono applicare in maniera concreta nelle PMI?

Autore: Ivan Losio

Cosa è successo nel mondo del credito. | Convegno "BANKING 4.0?"

Ivan Fogliata, CEO di inFinance, fa un’analisi dello scenario del mondo bancario e finanziario dal 2008 al 2017, e dei suoi possibili sviluppi futuri.

Il video è tratto dal Convegno "BANKING 4.0?", organizzato da inFinance a Milano. 

Autore: Ivan Fogliata

Il bilancio si è chiuso con un utile ma in cassa non c’è nulla, anzi il debito bancario è aumentato. Come è possibile?

Questo rappresenta un tema che l’imprenditore si trova frequentemente a fronteggiare.

In questo breve video Michele Giorni affronta alcune cause del fenomeno.

Autore: Michele Giorni

Come realizzano le analisi creditizie le banche? Cosa osservano maggiormente?

Gli istituti di credito vivono un processo di continuo miglioramento delle capacità di analisi creditizia.

Ma come realizzano le analisi creditizie? A cosa fanno più attenzione?

Autore: Ivan Fogliata

Cosa è il budget di cassa? Perché è importante redigerlo?

Il budget di cassa serve per prevedere con congruo anticipo le uscite finanziarie dell’impresa, consentendo all’imprenditore di farvi fronte secondo il principio di economicità. Il rischio del non utilizzo di questo strumento è quello di rilevare la necessità di liquidità solo nel momento in cui questa diviene palesemente manifesta. E, in questa situazione, l’impresa non può che reperire liquidità da fonti esterne, a prescindere dal costo di queste.

Autore: Michele Giorni

 

Cosa sono i contratti derivati? È vero che sono tutti pericolosi?

I c.d. derivati sono contratti fra due controparti che insistono su un bene o un valore finanziario detto “sottostante” o “underlying asset”.

Lo scopo per il quale sono nati è quello di “coprire” sul rischio della variazione del prezzo del sottostante.

Ma perché allora si parla tanto di derivati come strumenti speculativi e che tante perdite hanno fatto subire alle imprese?

Autore: Ivan Fogliata

Cosa sono i flussi di cassa? Come si misurano?

Il flusso di cassa è uno dei temi più dibattuti del momento, sia nel mondo bancario che nell’ambito dell’impresa. Per anni è rimasto appannaggio del mondo accademico, ma da qualche tempo sta prepotentemente entrando nella quotidianità degli operatori del settore.

In questo breve video, Michele Giorni fa il punto sugli elementi fondamentali del cash flow.

Make or Buy?

Le decisioni di make or buy sono decisioni di tipo strategico molto comuni sebbene il nome sembri così altisonante.

Esiste un modo per decidere se è meglio produrre all’interno od esternalizzare?

Autore: Ivan Fogliata

Come si fa a capire se un'azienda è in crisi leggendone i bilanci?

Con un linguaggio semplice e chiaro, si fa il punto sui principali indicatori a cui prestare attenzione per valutare lo stato di salute dell'impresa.

Autore: Ivan Fogliata

E' possibile ridurre i costi in azienda? Come si fa e quali problemi si incontrano?

Un’impresa in difficoltà si trova a non riuscire più ad onorare i propri impegni finanziari quali la copertura dei costi di struttura, il rimborso di finanziamenti, il pagamento delle imposte e dei fornitori.

L’errore più grande che si possa commettere è intervenire sui sintomi e non sulla causa del problema.

Ma quale è la difficoltà più grande nell’intervenire sulle cause operative o finanziarie per ridurre i costi?

Autore: Ivan Fogliata

Serve davvero redigere un business plan?

Lo strumento più abusato del mondo della finanza è senz’altro il business plan.

Nonostante ciò, se ben redatto, il business plan rappresenta un valido strumento di previsione degli equilibri aziendali.

Ma quando il business plan è ben redatto?

Autore: Michele Giorni

Conviene alle imprese indebitarsi? Esiste un livello di indebitamento ottimo?

A livello tecnico, il debito comporta un duplice vantaggio:

  • consente di creare la c.d. “leva finanziaria”;
  • consente di creare valore grazie al cosiddetto “scudo fiscale”.

Ma fino a che livello conviene indebitarsi?

Autore: Ivan Fogliata

Cos'è l’EBITDA? Perché ne parlano tutti?

L'EBITDA è un concetto pregnante dell’analisi di bilancio, uno dei primi termini che si impara e che guida l’analista nella sua attività.

E’ un dato che si rinviene quando si procede a riclassificare il conto economico di una impresa. Ma, cosa significa?

Autore: Michele Giorni

Quali sono i tipici errori che portano alla crisi d’impresa?