Il “moltiplicatore dei costi fissi” è la naturale evoluzione del concetto di margine di contribuzione e si determina quale rapporto fra l’unità ed il margine di contribuzione, quest’ultimo espresso in percentuale.
Esso rappresenta il fattore per il quale moltiplicare un incremento di costi fissi al fine di determinare il necessario incremento di fatturato necessario a coprire tale incremento di costi fissi.
Il moltiplicatore si presta, tuttavia, anche per calcoli inversi.
Come si evolve quindi il concetto di margine di contribuzione nel concetto di moltiplicatore dei costi fissi?
Autore: Ivan Fogliata
> Nota: non cercate il concetto di moltiplicatore dei costi fissi sui tradizionali libri di testo. …non lo troverete in quanto è un “piccolo” contributo alla cultura aziendalistica creato da inFinance. Speriamo vi risulti utile!
Il tema del debito è uno degli aspetti più delicati nel mondo aziendale.
In particolare, esso costituisce spesso e volentieri “un’arma a doppio taglio”.
Perché?
Il tutto è racchiuso in un termine tecnico: “l’effetto leva del debito” o leverage effect.
Attraverso una serie di n. 4 articoli parliamo delle n. 4 regole che meglio permettono di spiegare le dinamiche del debito e del passivo.
Autore: Gessica Valsecchi
Quando i creditori sono obbligati ad aderire...
Autori: Gessica Valsecchi e Ivan Fogliata
EBITDA è l’acronimo di Earning Before Interest Taxes Depreciation & Amortization, e indica il profitto dell’impresa prima di onorare il pagamento di interessi, tasse, svalutazioni ed ammortamenti.
L’equivalente in lingua italiana di EBITDA è il MOL (Margine Operativo Lordo).
Il MOL è un indicatore della capacità di creare valore dell’azienda: esso indica infatti se i ricavi delle vendite sono sufficienti per coprire i costi legati al core business.
Attenzione: il MOL va indagato sia in termini assoluti che relativi.
Autore: Michele Giorni
Autore: Gessica Valsecchi
Più che ridurre i costi sarebbe corretto dire: “ridurre i flussi di cassa in uscita”.
Un’impresa in difficoltà si trova, infatti, a non riuscire più ad onorare i propri impegni finanziari quali la copertura dei costi di struttura, il rimborso di finanziamenti, il pagamento delle imposte e dei fornitori.
L’errore più grande che si possa commettere è intervenire sui sintomi e non sulla causa del problema.
Autore: Ivan Fogliata
Il budget è uno strumento previsionale che declina le azioni future della società in un orizzonte di breve periodo. In sostanza, è la traduzione dalle strategie racchiuse nel business plan in obiettivi e in linee guida operative.
Sotto l’aspetto operativo, si tratta di una serie di documenti economici, volendo anche finanziari, che riportano il quadro prospettico dei risultati attesi.
Soprattutto negli ultimi anni, caratterizzati da mercati discontinui e da difficoltà nell’elaborare previsioni di medio e lungo periodo, molti imprenditori, anche di ridotte dimensioni, hanno sentito la necessità di predisporre per la prima volta il budget della loro impresa.
Autore: Nicole Derelli
Non si può gestire ciò che non si può misurare e non si può misurare ciò che non si può descrivere” ci ha insegnato Robert Kaplan, uno degli ideatori della Balanced Scorecard che ha definito questa fondamentale strategia per il successo dell’impresa.
Ciò che contraddistingue un’azienda performante e consapevole da un’altra è la capacità di individuare i processi e gli elementi chiave (ovvero le variabili critiche del proprio vantaggio competitivo) da monitorare e migliorare per finalizzare l’obiettivo strategico.
Autore: Alessandro Franzoni
Con riferimento ai processi di pianificazione e controllo, il capital budgeting è uno strumento risolutivo con cui il management stabilisce l’allocazione ottimale delle proprie risorse finanziarie. Molte aziende stanno implementando processi con cui selezionare e monitorare le diverse opzioni di investimento.
Sono numerose le tecniche impiegate per valutare la bontà o meno di un’operazione d’investimento. Ci soffermeremo su uno dei criteri maggiormente diffusi nelle valutazioni d’investimenti, e cioè il criterio del tempo di recupero o Payback period (PBP), analizzandolo nelle sue due varie accezioni, normale e discounted, al fine di illustrarne vantaggi e criticità.
Autori: Matteo Rimanelli e Gessica Valsecchi
Al fine di determinare le politiche commerciali (prezzo di vendita e mix di vendita) e orientare la strategia dell’organizzazione per un’impresa è necessario avere informazioni quanto più precise e complete sui costi pieni di produzione e sul costo di ciascun prodotto venduto.
Si pone, dunque, per l’azienda il problema di allocare correttamente i costi generali e indiretti.
In ambienti produttivi complessi, caratterizzati da alti overheads e da molti cost drivers, utilizzare un unico coefficiente di attribuzione può essere fonte di errori nella determinazione dei costi del prodotto.
Risulta, dunque, necessario ricorrere a tecniche di ABC (Activity Based Costing) che riflettono la consapevolezza del management che la complessità è la principale determinante del costo.
Autore: Alessandro Franzoni
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